Milano, Nedovic: "L'Olimpia mi ha impressionato, è stata una scelta facile"

Bressanone, Ascoli e adesso Milano. Nemanja Nedovic ha completato la tortuosa strada che l’ha portato all’apice del basket italiano. La sua storia è molto particolare: è passato da Belgrado a Vilnius, è stato ai Golden State Warriors quando erano sull’orlo di diventare il club dominante della NBA delle ultime stagioni, poi Valencia, Malaga e una stagione spettacolare al termine della quale ha scelto Milano. Così si completa un ciclo: Nedovic ha cominciato a giocare a basket proprio in Italia, ad Ascoli Piceno.

NEDOVIC E L’ITALIA – “Ero molto giovane quando vivevo in Italia. Mio padre era un giocatore di pallamano. Co siamo trasferiti dall’Austria a Bressonone, dove sono stato due anni bellissimi. Poi ci siamo trasferiti ad Ascoli Piceno, vicino al mare. Sono stati altri due anni, un bellissimo capitolo della mia vita. Ho tanti amici lì, ho cominciato a giocare a basket lì, ovviamente ha un posto speciale nel mio cuore”.

PALLAMANO O BASKET? – “Ho cominciato a fare sport a Bressanone. Prima, ho provato con il calcio, poi il tennis e ad un certo punto ho fatto calcio e tennis allo stesso tempo. Mi piaceva il calcio, mi piace anche adesso, mi piaceva giocare con i miei amici, ma ad un certo punto mia madre ha pensato che sarei stato migliore nel basket. E sono andato a giocare a basket, ad Ascoli”.

L’ESPERIENZA DI VILNIUS – “E’ stata una situazione particolare perché alla Stella Rossa vedevo che la mia carriera non andava avanti, non avevo la possibilità di crescere mentre il Lietuvos Rytas mi offriva la grande opportunità di evolvere come giocatore e come persona perché sono andato lì da solo ed ero molto giovane, avevo 20 anni. Sapevo anche che avrei avuto una chance migliore di essere scelto nella NBA se avessi giocato in EuroLeague: è stato uno dei fattori decisivi della mia scelta. Non ho sbagliato, è stato un grande anno per me, a 21 anni ero il titolare di una squadra di EuroLeague, giocavo tanto, venni scelto. Per la mia crescita di giocatore è stato l’anno più importante della mia carriera”.

GOLDEN STATE – “Prima di tutto, una grande esperienza. Non sapevo cosa aspettarmi, ero molto giovane, non ero mai stato in America. L’estate in cui venni scelto, dovevo andare lì in anticipo per acclimatarmi, alla gente, il cibo, l’intero sistema NBA. Ma avevo gli Europei che erano importanti perché qualificavano per i Mondiali dell’anno successivo. Così ho saltato tutta l’estate. Sono arrivato al training camp da rookie per ultimo. E’ stato difficile all’inizio ma è stata lo stesso una grande esperienza. Nel secondo anno ero partito bene, giocavo bene, tanto, con grandi compagno, un grande allenatore e ho imparato tanto”:

STEPH CURRY – “E’ stato incredibile. In spogliatoio, era proprio accanto a me e questo mi ha dato la possibilità di parlare con lui ogni giorno, di imparare da lui, imparare del suo cammino dal college alla NBA. Sono stato testimone della sua grandezza ogni giorno. Bastava vederlo allenarsi, individualmente o con la squadra. E’ incredibile. E’ stato un onore giocare in una squadra con due dei migliori tiratori di tutti i tempi, due dei top 5 di sicuro (Klay Thompson è l’altro). Ho imparato tanto nella NBA, da Steph e mi piaceva averlo come compagno”.

MALAGA – “E’ un posto speciale. Quando sono tornato dalla NBA, sono stato un anno a Valencia. Ebbi tanti alti e bassi perché dovevo riadattarmi allo stile europeo. E’ stata dura. L’offerta di Malaga venne quando erano in EuroLeague. Mi sono sentito a casa fin dal primo giorno. La gente di Malaga mi ha accettato come uno di loro, come un malagueno. Sono stato tre anni, tre anni favolosi, abbiamo vinto l’Eurocup, fatto strada nei playoff, ho tanti tifosi. Considero Malaga la mia seconda casa”.

L’ULTIMA STAGIONE – “I progressi sono stati naturali perché ogni anno ho elevato il mio gioco. I miei numeri, le statistiche sono cresciute ogni anno così sapevo che stava succedendo, che era una questione di tempo. Lo scorso anno sono riuscito ad essere continuo, a rimanere in salute per gran parte della stagione. Con questo nuovo formato di EuroLeague giochi contro tutte le squadre, tutte le squadre migliori, tutti i migliori giocatori d’Europa. E’ stata una grande motivazione che mi ha portato a concentrarmi particolarmente sull’EuroLeague e sono riuscito a dare il meglio”.

RITROVA BROOKS E KUZ – “E’ una cosa bella. E’ sempre bello quando conosci qualcuno in una nuova squadra. In realtà conosco tutti come avversari, con Vlado Micov ho giocato insieme in Nazionale. E’ importante avere qualcuno che possa aiutarti e poter aiutare qualcuno ad adattarsi più velocemente. Ma da quello che ho visto abbiamo una squadra con giocatori di personalità, carattere, ci sarà da divertirsi”.

IL RUOLO – “Quando ero più giovane giocavo solo da point-guard. Nella NBA mi hanno scelto per giocare point-guard, ma a Malaga Coach Plaza mi ha dato un nuovo ruolo, come guardia tiratrice anche se comunque potevo creare per i miei compagni. Mi considero un point-guard che può giocare da guardia tiratrice. Ovviamente so segnare, penetrare e cercare i miei compagni, porto energia. Mi piace giocare ad alto ritmo. Penso che il sistema di Coach Pianigiani sia adatto a me, i miei compagni anche, faremo bene”.

MILANO – “Fin dall’inizio, guardando alle mie possibili destinazioni, Milano è stata presente, con una grande proposta per me, il mio futuro, la mia famiglia. La mia fidanzata lavora come modella e avrà tante opportunità qui. Poi ho vissuto in Italia, conosco il paese, adoro la cucina, conosco la gente che è molto gentile e sono rimasto impressionato dal progetto che la società ha pensato per questa stagione, i giocatori firmati. Non è stata una scelta difficile”.

LE ASPETTATIVE – “Le mie aspettative sono molto alte, abbiamo la squadra per puntare molto in alto. Tutti si aspettano di vederci vincere lo scudetto, mi piacerebbe vincere la Coppa Italia e l’EuroLeague è in cima ai nostri pensieri. Sarebbe bellissimo arrivare tra le prime otto, proviamo a porcelo come primo obiettivo e poi se ci sarà la chance di fare le Final Four sarebbe meraviglioso. Penso che le qualità ci siano, i giocatori anche, è una questione di chimica, di come riusciremo a partire. Lo Zalgiris è un esempio perfetto. Perché non provare a fare come loro?”

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