Neapolis Casavatore, Carrozzo: "Impegni non mantenuti, società assente"

Tagli al roster, impegni non mantenuti e pressione su un gruppo giovane: Alessandro Carrozzo ha raccontato a TuttoBasket i retroscena della separazione con la Neapolis avvenuta negli scorsi giorni.

“Con grande amarezza e con profonda tristezza mi trovo a dover commentare quello che mi ha portato alla separazione definitiva e alla chiusura dei miei rapporti con la società Neapolis Basket Casavatore. Tralasciando la difficoltosa gestione dei primi due mesi in relazione alla struttura e ai ‘mezzi’ per allenarsi (ahimè ho dovuto constatare che per allenare non mi è bastata l’abilitazione ad allenatore nazionale conseguita a Bormio, mi sono dovuto improvvisare anche procacciatore di campi e di palloni vista l’inadeguatezza a svolgere queste funzioni da parte di chi dovrebbe gestirle all’interno di una società sportiva) mi sono trovato di fronte ad improvvisi tagli sul roster, ad un continuo ritardo nel mantenere gli impegni presi con staff (assistente e preparatore inutile dirlo che li ho voluti e contattati io personalmente) e giocatori e soprattutto mi sono trovato a dover gestire una situazione di continuo stress mentale riversata non solo sullo staff (come è giusto che sia, fa parte del nostro lavoro) ma anche sugli atleti che, vista la giovanissima età media e la presenza di 7 under, ha influenzato negativamente il percorso di crescita che avrebbe avuto di sicuro una squadra del genere in un altro contesto.

Dopo la sconfitta interna con Megaride, nei momenti immediatamente successivi alla partita, veniva comunicato a me, al mio assistente e ai 3 senior Del Prete, Fiore e Ordine il taglio immediato; da quel momento una serie di mancanze (non mie di sicuro) non mi ha permesso di chiudere i rapporti con la società in maniera civile e lecita e, tutt’oggi, non ho avuto ancora modo di avere un incontro con il presidente e il direttore sportivo per definire il tutto. Chi mi conosce sa molto bene che in quello che io considero il mio ‘lavoro’ sono una persona estremamente seria e precisa e che il mio percorso di formazione non mi permette deontologicamente di assecondare comportamenti che sicuramente non fanno il bene del movimento, anzi rischiano di rendere vano l’impegno che atleti, allenatori e molte società svolgono nella più completa correttezza e con grandi sacrifici.

Ai ragazzi che ho avuto il privilegio di allenare auguro le migliori fortune e auguro soprattutto di incontrare, nel loro cammino, gente capace di gestirli e valorizzarli ne miglior modo possibile. Mi auguro che questo mia precisazione possa essere d’aiuto per tutti coloro che, allenatori o atleti, si troveranno a gestire situazioni del genere in futuro”.

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