Pagliuca: “Virtus Bologna, passione di una vita”

Pagliuca: “Virtus, passione di una vita”

La Synudne, Kreso, gli amici da Benso: ricordi di un virtussino doc

di Marco Tarozzi

Gianluca Pagliuca, quando è scattata la passione per la Virtus?

“Ero bambino. Andavo a veder giocare la vecchia Sinudyne. Nessuna eredità familiare, ai miei genitori non interessava il basket, e se devo dire la verità nemmeno troppo il calcio. Non so da chi ho preso la mia vocazione per lo sport. I miei primi idoli sono stati il grande Kreso Cosic, Marquinho, Jim Mc Millian. Poi sono arrivati gli anni di Van Breda Kolff e Rolle, Villalta, Brunamonti e Bonamico, quelli dello scudetto della Stella, nel 1984. Rivederli quasi tutti insieme per la festa del trent’anni, la scorsa stagione, è stata un’emozione unica. Sono tornato indietro a quegli anni, quando ero poco più che un ragazzo”.

Le sono rimasti nel cuore, quei campioni?

“Ho un ricordo particolare di Cosic, che era mormone e faceva opera di proselitismo anche a Bologna. Una mattina me lo trovai alla porta di casa, e restai felicemente sorpreso: il mio idolo che veniva a trovarmi a domicilio…”

Ne ha visti passare tanti, in una vita da tifoso.

“Ho legato molto con Roberto Brunamonti. Il lunedì dopo le partite, anche quando ero all’Inter o alla Sampdoria, l’appuntamento al suo ristorante, “da Benso”, era un classico. Lui arrivava sempre con Flavione Carera, e un giorno mi portò Danilovic perché gli avevo detto che volevo conoscerlo. Anche con Sasha è nato un bel rapporto. Ricordo il sabato sera prima di gara5 di finale scudetto con Pesaro, nel 1994: cenai insieme a Coldebella, Myers, Danilovic, tutti insieme. Per me che venivo dal calcio era una cosa impensabile..”

Il più amato?

“Sasha, sicuramente. E Roberto, con cui mi sento ancora molto spesso”.

Che idea si è fatto della Virtus di oggi?

“Per quello che ho visto, mi piace. Ma ho ancora in mente l’inizio della passata stagione, in cui mi ero illuso, e allora preferisco restare con i piedi per terra. Però ci sono bei segnali, ho visto Imbrò e Fontecchio molto migliorati e questo fa piacere, perché sono ragazzi cresciuti in casa nostra. Mazzola contro Caserta è stato super, averlo sempre così sarebbe il massimo. Vedo appena indietro Gilchrist e Hazell, ma ci sarà tempo anche per loro”.

Dove può arrivare questa squadra, secondo lei?

“Spero in un campionato da metà classifica, però penso anche alla stagione che ha fatto Pistoia l’anno scorso e sogno un po’… Chiaro che in casi del genere tutto deve funzionare al meglio, e ci vuole anche una buona dose di fortuna. L’anno scorso abbiamo perso tante partite per un punto o due, a conti fatti con qualche vittoria in più avremmo fatto un bilancio diverso”.

L’entrata in Fondazione Virtus: un gesto d’amore?

“Totale e assoluto. Volevo dare un contributo alla squadra che amo, potevo farlo e non ci ho pensato due volte. Sono felice di quella scelta. E siamo un bel gruppo, andiamo avanti convinti. Amiamo questi colori”.

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