Pazza idea NBA: rifugiarsi nel deserto e giocare a Las Vegas

Una delle primissime conseguenza dell’emergenza da Coronavirus sono state le città che si sono completamente svuotate. Tra queste, a fare una certa impressione c’è sicuramente Las Vegas. La capitale del gioco (non di pallacanestro) e del peccato, ha visto spegnere pian piano tutte le luce la contraddistinguono. Il deserto del Nevada non ha più la sua stella polare, come la NBA non ha più i propri canestri.

Tra i tanti matrimoni che si celebrano a Las Vegas, potrebbe inserirsi uno pensato dai piani alti dell’Olympic Tower di New York. La governance NBA ha messo sul tavolo una nuova suggestiva ipotesi: maxi torneo a Sin City.

Ecco il piano in questione: tutti le franchigie negli hotel attualmente disabitati, rifugiati nel deserto lontano da tutto e da tutti e la T-Mobile Arena a fare da cornice al ritorno in campo. La NBA avrebbe in questo modo la possibilità di ripartire, seppur a porte chiuse, mantenendo i giocatori e lo staff lontani dall’emergenza da Coronavirus ma portando a termine la stagione.

L’augurio di tutti è naturalmente quello di tornare al più presto a trovare gli spalti pieni e rumorosi. Tuttavia se l’emergenza sanitaria dovesse persistere, questa è senz’altro l’ipotesi più suggestiva che Adam Silver ha a disposizione.

 

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About The Author

Martino Ruggiero Nato a Taranto, trasferito a Roma tre anni fa per inseguire il mio sogno e per studiare Giurisprudenza, 21 anni. Seguo qualsiasi sport da quando sono nato. Per la pallacanestro ho fatto il giocatore, l'allenatore e il telecronista ma i tasti più consumati del mio telecomando sono quelli che mi portano al calcio. Amante delle storie sportive, da raccontare, da leggere e da ascoltare. Appassionato di viaggi, non conosco un stato d'animo diverso dall'ottimismo.