Il play ragusano Alfonso Gebbia si racconta a TuttoBasket.net: "Passione, sacrificio e determinazione sempre al primo posto"

Con ventidue gradi che riscaldano una mattinata primaverile e il volto ancora un po’ assonnato, incontro Alfonso Gebbia, diciottanni compiuti, ragusano, alto, biondo e dagli occhi azzurri, quegli stessi occhi che sembrano brillare appena solchiamo l’entrata del PalaPadua, palazzetto che il numero 14 della Nova Virtus Ragusa, conosce bene.

 

Il rumore della palla che rimbalza sul parquet gli è familiare, tra i movimenti e le giocate di alcuni ragazzi del vivaio Virtus, i quali approfittano delle vacanze pasquali per non smettere di alzare gli occhi a canestro.

 

Parliamo soprattutto di pallacanestro, abilità tecnico-tattiche acquisite ed altre ancora da masticare, ma anche di valori che colorano la passione per questo gioco.

 

Semplicità, chiarezza ed umiltà traspaiono sin dalle prime parole di Alfonso Gebbia, che non smette mai di parlare al plurale, raramente in prima persona, perché

“Ho imparato che conta più il gruppo, rispetto al singolo giocatore

 

Una passione condivisa fin da subito con il fratello gemello, Lorenzo, portatori di un cognome importante, legato ad un “certo” Ninni Gebbia, ex giocatore virtussino, ora tecnico di grande esperienza.

Non a caso, il playmaker ragusano sottolinea immediatamente il “punto di partenza”, da cui è nato tutto.

 

Mio padre ha giocato un ruolo fondamentale, implicitamente poichè non ci ha mai spinto verso la pallacanestro, ci ha sempre lasciati liberi, appoggiandoci nelle nostre decisioni.

Ma da piccoli… vederlo allenare, stare a contatto con i giocatori e quella palla che ci sembrava enorme… da lì abbiamo iniziato pian piano ad appassionarci sempre di più a questo sport

 

Tuo fratello è anche tuo compagno di squadra, qual è il rapporto che vi lega in campo ?

 

Con mio fratello abbiamo un’intesa speciale, che ho notato soprattutto nei playoff di questa stagione, c’è sempre stata una disposizione verso l’altro, nell’aiutarci, scambiare consigli di gioco, sostenerci a vicenda.

È una spalla importantissima

 

Il rapporto tra te e il basket è come un filo conduttore che, più passa il tempo, più si rafforza, come si è evoluta questa “storia d’amore”?

 

“Circa sei anni fa ho iniziato a giocare, adoravo questo sport e oggi più di ieri, ma le difficoltà non sono state poche.

La mia fase di sviluppo fisico è avvenuta un po’ più tardi rispetto ai miei compagni, e rimanendo indietro rispetto agli altri, facevo il triplo della fatica a giocare.

Poi pian piano ho acquisito, anche  grazie al supporto prezioso dello staff virtussino, maggiore consapevolezza delle mie capacità e al tempo stesso, dei miei limiti.

Da due anni a questa parte, è cambiato tutto, mi sento completamente diverso sia come giocatore che come persona”

 

Sei praticamente cresciuto in casa Virtus Ragusa e da poco tempo sei entrato in prima squadra.

Come te, anche altri giovanissimi (Antoci, Dinatale, Comitini) sono arrivati, non a caso una delle caratteristiche della squadra di coach Di Gregorio è proprio la presenza di giovani dalle tante potenzialità.

In che modo i senior del gruppo vi hanno aiutato ad ambientarvi?

 

“L’ambiente ragusano mi ha plasmato non solo come giocatore.

Siamo come una famiglia e i senior (Mammana, Sorrentino, Licitra…) ci hanno subito dato una mano ad inserirci, aiutandoci a comprendere le dinamiche di gioco ma soprattutto psicologiche che caratterizzano un campionato complesso come quello appena disputato.


Mi hanno insegnato il senso del sacrificio, la disposizione verso l’altro, tasselli fondamentali per poter formare una squadra vera, in cui la passione è sempre al primo posto, oltre ogni differenza d’età o d’esperienza”

 

Un campionato, dalle mille sorprese e numerose soddisfazioni, che ha visto la Nova Virtus classificarsi al 4° posto in classifica regular season, arrivando alle finali playoff, poi perse in Gara3 contro il Green Palermo.

Un’ evoluzione tra alti e bassi, che ha portato ad un periodo caratterizzato da otto vittorie consecutive per poi concludersi con una fase decrescente.

Cos’è successo nelle ultime giornate ?

 

“Eravamo partiti con l’obiettivo di salvarci, o almeno arrivare a metà classifica per non avere preoccupazioni, e invece ci siamo ritrovati alle finali playoff.

Con l’allenamento e la costanza, siamo riusciti a raccogliere dei risultati davvero gratificanti.

Sul finale di regular season la stanchezza mentale ci ha trascinati in una serie di sconfitte, ma grazie al ruolo fondamentale dei coach Di Gregorio e Trovato, abbiamo analizzato partita dopo partita, tutti gli elementi, non solo tecnici ma anche psicologici, che hanno influito nelle sconfitte incassate e abbiamo lavorato tanto.

Probabilmente è stata proprio l’ultima fase che, paradossalmente, ci ha spinti ad arrivare più concentrati ai playoff, consapevoli degli errori commessi in precedenza”

 

Semifinali playoff disputate contro l’Aretusa Siracusa, considerata dai virtussini come la “bestia nera”, l’avversario da battere, contro la quale i biancocelesti avevano fino a quel momento, sempre perso, per poi passare alle finali contro il Green Basket Palermo.

È interessante notare come  Gara 1 di ciascuna serie, sembrava recitare lo stesso copione: Ragusa in blackout per i primi due periodi, poi un recupero troppo tardivo per il sorpasso.

 

“Non siamo una squadra che generalmente aggredisce la partita immediatamente al primo quarto. Non so se è un punto positivo o negativo poiché, grazie a questo modo di giocare, riusciamo a sviluppare un rodaggio che ci permette di arrivare nei periodi finali con più grinta ed energia.

Indubbiamente però questa tattica ci ha svantaggiati in Gara 1, sia a Siracusa sia a Palermo, in cui anche l’emozione ha giocato brutti scherzi, ricaricandoci poi per Gara2 in casa.

Peccato per la sconfitta nell’ultima contro Palermo, ma, considerando come eravamo partiti, non possiamo che essere estremamente felici di questi risultati

 

Hai vissuto una stagione che ti ha visto protagonista, apprezzato da pubblico e “addetti ai lavori” per le capacità tecniche che costantemente sei riuscito e continui ad affinare.

Più volte in doppia cifra, quali sono i pregi e i difetti che credi ti appartengano ?

 

“Penso che l’allenamento sia fondamentale, da mettere sempre al primo posto, per cui riconosco in me la costanza e la determinazione, non farsi abbattere da fischi, da una palla che non entra, da diversi fattori che potrebbero mettere in difficoltà un giocatore. 

Non ci sono soste, non esistono domeniche, appena posso vado ad allenarmi, cercando di migliorare ogni volta un piccolo dettaglio, poiché in campo non puoi inventare. Nessuno mi obbliga o mi dice di farlo, ascolto semplicemente me stesso e ciò che mi piace fare.

Credo invece che la mia mentalità a volte mi veda protagonista e altre antagonista della mia squadra, infatti mi capita ogni tanto di perdere l’attenzione sul gioco della squadra, focalizzandomi su altro”

 

Se ti chiedessi i nomi dei due giocatori a cui ti ispiri, chi citeresti e quali delle loro peculiarità vorresti fare tue ?

 

Innanzi tutto Kobe Briant per la determinazione e la dedizione quasi ossessiva per la pallacanestro, poi, senza ombra di dubbio, mio padre, grande esempio per capire come giocare e come atteggiarmi su un campo da basket, ma anche nella vita”

 

 

Quest’anno dovrai affrontare gli esami di maturità, dopo si aprirà un mondo finora sconosciuto, hai già idee legate al tuo futuro?

 

“Ho superato i test per entrare alla LUISS di Roma, ma di certo non abbandono la mia più grande passione, difatti ho già preso contatti con la squadra dell’università che milita in Serie B.

L’ambiente mi ha trasmesso delle sensazioni positive, per me sarebbe l’ideale.

So già che sarà difficile lasciare il luogo in cui sono cresciuto sotto tutti i punti di vista, ma spero di riuscire ad entrare qui ed intraprendere questa nuova avventura”

 

 

 

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About The Author

Marianna Triberio Autoironica e cocciuta. Ho 20 anni, studio Lettere Moderne. Amo la pallacanestro, la danza e il mare della mia Sicilia. Scrivo per ordinare i pensieri, ma puntualmente ne dimentico sempre qualcuno.