Rainbow Catania, intervista a Deborah Bruno

Instancabile lavoratrice, istruttrice di pilates, personal trainer, mamma, moglie e atleta professionista, guardia romana dalle spalle larghe classe 1972. Deborah Bruni ha fatto sempre la differenza nel suo ruolo nella massima serie e non, dando esempio dentro e fuori dal campo, con dedizione, umiltà, tecnica e passione. Ha indossato maglie storiche della pallacanestro femminile, come quelle della Cestistica Marino in A1, in A2 con Riano e Anagni, per poi sbarcare in Sicilia, dove ha messo radici come scelta di vita. Ha fatto da protagonista nella Costa Catania sempre in A2, nell’Augusta, nell’ Elefantino, nella Palmares, nella Lazur in B, fino ad oggi nella Rainbow Catania in C. Promozioni raggiunte ben cinque in totale. Tra queste due di rilievo rispettivamente con la Cestistica Marino dalla B all’A2, e con la stessa squadra, l’anno successivo, in A1.

Dal 1983 al 2016, 33 anni di carriera per te, che non possono di certo passare inosservati. Il tuo nel basket femminile è un esempio da seguire per le nuove generazioni e un punto di riferimento per le vecchie che hanno camminato con te. Oltre a te stessa, al tuo carattere determinato, e alla tua grande passione, che ti hanno permesso di vivere a pieno il tuo sport, con una serie di soddisfazioni indelebili, chi ti senti di ringraziare in particolare? «Prima di tutto ringrazio chi mi ha fatto innamorare di questo sport: Titti Timolati e Pino Danzi; poi a seguire tutti gli allenatori che negli anni hanno creduto in me. Due su tutti: Giuseppe Lo Giudice e Gianclaudio Pennacchi. Ma permettetemi di citare alcune signore del basket, che mi hanno resa felice: Serafica, Celi, Patara, Conti, Fabbri, Gigliesi, De Fraia, Ferrazza, Scarselletta, Micci, Eric, Treviglio, Frisenda, Vollero, Stancanelli, Arzillo, Sorvillo, Vinci, Carbone, Buscema, Ferlito, Betta Moro».

Andando indietro nel tempo, cosa porteresti nella pallacanestro di oggi, e viceversa, cosa della pallacanestro di adesso, mancava secondo te ai tuoi esordi? «Ai miei esordi giravano più soldi, più pubblico, più sponsor, più entusiasmo. Perciò credo che se potessimo, dovremmo portarci un bel po’ di cose dal passato e non viceversa».

E’ noto che sei una mamma, una  moglie e un’amica speciale. Quanto ha condizionato il basket la tua vita privata, con le rinunce inevitabili che comporta? «Ho fatto tanti sacrifici, ma la mia famiglia è stata categorica nel farmi sempre studiare e grazie a loro, oggi ho un lavoro di tutto rispetto. E poi mi sono sposata con un ex rugbista, che non mi ha mai intralciata, anzi!».

Una partita che non vorrai mai cancellare e una che se potessi non giocheresti più. «Se potessi le rigiocherei tutte, anche gli spareggi falliti per salire di categoria. Quante lacrime, emozioni, risate, abbracci. Invece una partita indimenticabile sarà sicuramente la prossima, perché vuol dire che sono ancora in campo».

Ti addolcisco la domanda e faccio un giro lungo, osando un po’. Una signora del tennis, Flavia Pennetta, ha deciso di ritirarsi quest’anno dopo la sua grande vittoria agli Us Open. L’altra signora del tennis, Roberta Vinci, ha annunciato che questo sarà il suo ultimo anno, comunque vada. La signora del basket Deborah Bruni, se dovesse raggiungere la vittoria del campionato con la sua Rainbow, cosa ha pensato di fare, continuare o lasciare in bellezza una carriera già comunque degna di cronaca?

«Sì, mi piacerebbe avere il coraggio di smettere. È’ da 10 anni che lo dico. Non mi crede più nessuno. Aiutatemi! Intanto però, vinciamo questo campionato. Lo vorrei dedicare a mio papà, che è stato sempre il mio fan numero 1».

 

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