Romano Prodi: “Il basket è divertimento, ma domenica avrò il cuore diviso a metà…”

Romano Prodi: “Il basket è divertimento, ma domenica avrò il cuore diviso a metà…”

“La Virtus e Reggio sono esempi da seguire. Villalta? Un uomo saggio
che segue la strada dell’etica. Io esperto? No, ma quella volta che scoprii Wade…”

di Marco Tarozzi

Incontriamo il professor Romano Prodi nella sede della “Fondazione per la collaborazione tra i popoli”, da lui presieduta. Una realtà nata, recita la breve presentazione nella home page del sito, per “affrontare le problematiche sociali, culturali, economiche, politiche del mondo, al fine di favorirne la soluzione grazie alle elaborazioni di nuove proposte di collaborazione nel contesto internazionale”.

Un ufficio a due passi da casa, nel cuore di quella Bologna che per lui, nato a Scandiano, è diventata il posto della memoria e degli affetti. Il Professore ama questa città, ma non ci si rintana: proprio ora ha le valigie pronte per un viaggio in Cina, e questa stessa Fondazione, sua creatura, è un progetto che tiene aperti occhi e mente sul mondo. Un modo per cercare, attraverso l’esperienza e i tanti rapporti coltivati durante l’attività politica, soluzioni alle tensioni internazionali facendo rete.

Ma oggi siamo qui per parlare di una passione, quella per la pallacanestro, rinnovata dopo l’insediamento dell’amico Renato Villalta ai vertici della Virtus, ma che ha radici ben più lontane nel tempo. Fu Angelo Rovati ad introdurre il Professore nel mondo dei canestri. Ed è un ricordo lieve, che riporta agli anni di una lunga amicizia.

“Angelo lo sorpresi davvero quella volta che mi portò a Miami a vedere una partita degli Heat. Io non avevo la sua conoscenza della materia, ma rimasi affascinato dal talento di un ragazzo che era ai primi passi nel mondo Nba. Quello piccolino, dissi, mi piace quello piccolino. Era Dwyane Wade. Per una volta feci la parte dell’esperto”.

Non si sente tale? Guardi che essere tecnici, anche soltanto dentro a un bar, è una specie di sport nazionale…

“Io sono attirato dalla pallacanestro, e posso dire che ormai è diventata quasi una passione. Ma a questo non si è ancora aggiunta la necessaria capacità critica. Mi piace andare a vedere le partite, ma ancora non so dire di preciso perché. Credo sia una questione di emozioni. Questo gioco è fatto di colpi di scena, di continui cambi di ritmo e di fronte, di atletismo. Ma l’emozione totale sono quelle partite che finiscono punto a punto, con gli ultimi minuti tiratissimi. Ecco, questo è il bello del basket. Il brutto è che non puoi distrarti un attimo: rischi di perdere un paio di azioni in pochi secondi”.

Agli antipodi, rispetto agli sport che lei ama praticare, running e ciclismo.

“Io sono strutturalmente lento di riflessi e forte nella tenuta. Adatto a pratiche dal mezzofondo in su, diciamo. La bici mi è sempre servita per pensare, pedalare è un gesto legato alla riflessione. Nel basket devi pensare molto velocemente, e in certe azioni forse è meglio se non pensi proprio e agisci”.

Domenica c’è un derby dei canestri e della via Emilia che la coinvolge da vicino. Reggio, ovvero le sue origini. Bologna, ovvero buona parte della sua vita.

“E infatti domani parto per la Cina. In certi casi, meglio mettere in mezzo un bel po’ di chilometri… Che dire? Certo, sono diviso in due, col cuore che si spezza. Da una parte c’è la Virtus del mio amico Villalta, dall’altra la squadra che rappresenta la mia terra natale. Se dico che le amo entrambe, non sono abbastanza tifoso?”

Che effetto le fa Reggio Emilia in testa al campionato?

“Sono stati bravi a combinare risorse e saggezza. Nella Virtus la saggezza non manca, lo so bene. Forse servirebbero più risorse”.

La Grissin Bon è un bel capolavoro di Stefano Landi?

“C’è la sua impronta, certo. La continuità assoluta nella gestione della società ha fatto la differenza. Quando c’è la possibilità di sviluppare progetti a lunga scadenza, i risultati arrivano. Nei giochi di squadra è necessario. A Reggio si vede come hanno operato. Si vede la mano, la testa e il portafoglio, che è pure importante”.

Contento di vedere Renato Villalta alla guida della Virtus?

“Di più. Felicissimo. Al di là del grande patrimonio sportivo, vedo che le decisioni che riguardano l’etica del basket e dello sport vanno nella direzione giusta. Ed è la cosa più importante. Bisogna salvare lo sport dalla corruzione”.

Un problema che, paradossalmente, colpisce pesantemente gli sport che lei ama di più.

“Il ciclismo è vessato dalla piaga del doping. Un dramma, perché è una disciplina che mette a dura prova la forza fisica e mentale, una delle poche cose eroiche che ci sono rimaste. il doping offende una disciplina che ha la nobiltà della sofferenza. Vederla inficiata, confusa dai sintomi di questo male mi fa soffrire. Soprattutto quando sento dire che c’è chi vorrebbe sporcare anche lo spirito delle generazioni più giovani”.

A proposito di questo, Virtus e Pallacanestro Reggiana sono due società che sui ragazzi credono molto.

“Ed è per questo che sono ottimista, anche sulla Virtus del futuro. Se si investe sui giovani, prima o poi i risultati arrivano. Nel caso specifico, poi, c’è alla base un patrimonio di identità fortissimo. I tifosi sono una ricchezza, la storia è una ricchezza. Qualcosa di unico, un tesoro da conservare con cura. E’ il senso di avere uno come Renato Villalta nel ruolo di presidente. Perché è una persona saggia, equilibrata, che ha anche una storia incredibile alle spalle”.

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