Serie B femminile: Capaccio perde contro Bari e dice addio ai play-off

E’ finita sabato scorso l’avventura dei play off per l’accesso al campionato di A2 femminile della Convergenze Basket Capaccio che ha perso gara due contro la Pink Sport Time Bari per 59 a 71. Ci piacerebbe fare, come sempre, un articolo sulla partita e sul gioco delle nostre ragazze che sono state, come sempre, brave e generose, ma purtroppo i protagonisti in campo ieri non sono state le giocatrici, ma gli arbitri, per cui siamo costretti, nostro malgrado, a parlare di loro, cosa che mai, durante questo anno cestistico, abbiamo fatto. In questo caso è doveroso parlarne, è doveroso ricordare che un campo di basket è l’ultimo luogo dove vorremmo si consumassero ingiustizie e trovassero luogo le miserie dell’animo umano. Almeno per chi come noi ama veramente il basket.

Si può essere protagonisti positivi di una favola, e i play off sono un po’ come una favola, e essere chiamati per questo eroi o si può essere protagonisti negativi e suscitare, negli animi di chi legge quella favola, solo un desiderio: che arrivi a un certo punto l’eroe e alla fine vincano il bene e la giustizia. Non sempre però l’eroe arriva. Sabato, al Pala Olimpia di Capaccio, per l’appunto, non è arrivato l’eroe sperato e atteso.

Certo è che, se gli arbitri, Savignano Claudio e Di Martino Vincenzo, volevano essere al centro dell’attenzione nella gara di sabato sera, hanno sicuramente raggiunto il loro obiettivo. Peccato che questa loro esigenza sia stata pagata, e a caro prezzo, dalle ragazze della Convergenze che sicuramente sono state bistrattate e umiliate da un arbitraggio incomprensibile. Alcune settimane fa Fabio Facchini ha tenuto, proprio a Capaccio, una lezione agli arbitri della provincia di Salerno a cui evidentemente i due arbitri in questione non devono aver partecipato. Facchini insisteva sul ruolo del direttore di gara e sulla necessità di mostrare autorevolezza e intelligenza nella gestione delle partite. Forse però a De Martino e Savignano dovrebbe essere prima spiegata la differenza che c’è tra autorevolezza e autoritarismo. La prima è quella che appartiene ad arbitri come Facchini e a tanti altri, anche più giovani, che dirigono le gare con buonsenso e competenza, consentendone lo svolgimento corretto secondo le regole previste. Il secondo, l’autoritarismo, è quello che hanno mostrato, invece, in campo i due in questione sabato e che mette al centro di tutto se stessi stravolgendo il vero ruolo di un arbitro. Scrive Richardson in un suo famoso articolo sul ruolo degli arbitri di basket: “Nessuno ha mai detto che gli arbitri non dovrebbero sanzionare falli tecnici nei confronti dei giocatori o allenatori nei casi di condotta scorretta. Quello che è stato detto è che gli arbitri devono gestire tali situazioni in maniera che ciò non si rifletta negativamente sull’arbitro che sanziona il tecnico. In tale ambiente emotivo, l’arbitro non dovrebbe essere percepito come persona emotivamente punitiva o come colui che “usa un martello da fabbro per rompere una nocciolina”. E invece De Martino e Savignano hanno fatto proprio il contrario, basterà guardare il numero di falli tecnici fischiati alla Convergenze, ben sei più un antisportivo, ossia un numero di falli tecnici superiore a quelli, cinque, collezionati in tutto un campionato che conta ben 20 partite. Significherà qualcosa? C’è anche da dire che alle avversarie non è stato chiamato alcun fallo tecnico nè antisportivo. Inoltre il numero complessivo di falli è 17 per Bari, 26 per la Convergenze…. Tra l’altro l’antisportivo è stato chiamato ad una giocatrice che caduta rovinosamente a terra e vedendo che l’avversaria stava per calpestarla ha cercato di proteggersi. La cosa sintomatica è che, se l’arbitro non avesse chiamato l’antisportivo, l’azione a favore delle avversarie sarebbe continuata perché nulla era successo. Se ci fosse stata l’intenzione presupposta nella sanzione del fallo antisportivo l’avversaria avrebbe dovuto cadere o, almeno, incespicare nel corpo della giocatrice a terra cosa che non è assolutamente accaduta. Ma rimaniamo sul discorso dei falli tecnici che in una partita che ha visto concludersi il primo quarto per 17 a 18 e il secondo per 11 a 13 hanno avuto un impatto a dir poco devastante dato l’alto numero. Questo non toglie, ovviamente, valore alla meritata vittoria conseguita dalle Pink, ma una gestione arbitrale diversa avrebbe sicuramente consentito lo svolgimento di una gara più serena. Poteva essere una gran bella partita, di quelle partite che il pubblico apprezza al di là del risultato finale perché in campo scendono due squadre di valore, ma è stata invece una partita infernale. Nessuno scontro tra le giocatrici, nessuna polemica, nessuna scorrettezza. Alla fine tutto è terminato tra abbracci e saluti, l’unica nota stonata, insomma, sono stati solo gli arbitri che hanno assunto volta volta anche atteggiamenti ai limiti della legittimità. Contrariamente a qualsiasi regola o atteggiamento corretto, per esempio, il De Martino, che sosteneva di aver sentito offendere il suo collega da parte di una giocatrice della Convergenze, rincorreva la stessa affiancandola in fase di gioco e, in dialetto stretto scafatese e con atteggiamento aggressivo, le intimava di non offendere il collega “pecchè nui simm na scquadra”. Non disdegna il dialetto nemmeno Savignano che ha chiamato, dopo la segnalazione del secondo tecnico a Coach Di Mauro, la sua espulsione apostrofandolo così “e mo Di Ma va vattenn a cas”. Atteggiamento indiscutibilmente molto professionale di entrambi gli arbitri… Al quinto fallo tecnico più antisportivo chiamati e due espulsioni, sia di una giocatrice che dell’allenatore, anche uno dei due dirigenti della Convergenze presenti in campo abbandonava la sua posizione quando il gioco era fermo per raggiungere il pubblico in quanto la situazione aveva superato ogni limite di sopportabilità. Da quel momento in poi il pubblico applaudiva gli arbitri gridando “bravi, bravi”. Evidentemente i due non sono abituati ai complimenti e, finita la partita, chiedevano ad un altro dirigente della Convergenze di essere accompagnati agli spogliatoi, temendo di essere selvaggiamente e brutalmente picchiati da un pubblico di famiglie, fatto prevalentemente, quindi, di donne e bambini; quello stesso pubblico per cui le partite sono sempre state momenti di festa e incontro; quello stesso pubblico che, nel frattempo, finita la partita, aveva invitato tutti i presenti a mangiare insieme, come è d’uso a Capaccio, pizze e bere bibite dimenticandosi degli arbitri e di quanto accaduto. Mentre avanti all’ingresso del palazzetto i tifosi di entrambe le squadre aspettavano l’uscita delle atlete in perfetta armonia, ecco la ciliegina sulla torta: si vede arrivare una gazzella dei carabinieri tra lo stupore di tutti i presenti, al punto tale che, gli stessi tifosi baresi, dichiaravano la loro disponibilità a testimoniare che non c’erano stati, da parte dei locali, nè atteggiamenti intimidatori, nè, tantomeno, aggressivi nei confronti dei due arbitri. Conclusione grottesca che il pubblico e la Società di Capaccio, da sempre corretti, non meritavano, ma che è stata, in fondo, pienamente coerente con il modo in cui la coppia arbitrale ha inteso o meglio frainteso il clima della gara. Cosa dire? Noi chiudiamo quest’anno con grande soddisfazione e quattro auguri: alle Pink per il prosieguo dei play off; alle ragazze della Convergenze di incontrare nel loro futuro arbitri con comportamenti razionalmente più comprensibili; a quegli arbitri che non si rivelano all’altezza del ruolo di poter crescere o eventualmente comprendere la propria inadeguatezza come direttori di gara e ritirarsi per non rovinare altri momenti belli, momenti nei quali al centro dell’attenzione devono essere giocatrici e gioco e non gli arbitri; e infine al Comitato regionale affinchè dedichi più attenzione e tempo all’istruzione degli arbitri e soprattutto controlli il loro operato almeno nei momenti clou.

Alla fine le ragazze della Convergenze escono sconfitte da una gara, ma è pur sempre solo una gara. Altri sono sconfitti e sempre nella vita, cosa decisamente più grave. Alle nostre giocatrici, che ieri hanno comunque dato tutto quello che avevano con estrema correttezza e sportività, e a coach Di Mauro noi possiamo solo dire grazie e dar loro appuntamento al prossimo anno cestistico.

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