Stefano Gentile a TuttoBasket.net: "Con 7 americani diversi un anno magari va bene ma l’anno dopo hai il palazzetto vuoto"

Sei mesi fa, l’arrivo di Stefano Gentile in maglia Virtus fu l’evento dei play-off di A2.

Arrivato da Reggio Emilia è stato il colpo di mercato che ha sancito la definitiva voglia delle V nere di tornare nel posto di loro competenza la serie A.

Incontriamo Stefano prima degli allenamenti, nella mitica palestra Porelli per parlare della sua esperienza bolognese, della nazionale e del rapporto con suo fratello Alessandro.

 

Primi sei mesi alla Virtus, sufficienti per un primo bilancio

<<Direi un primo bilancio positivo; siamo riusciti a raggiungere la serie A, cosa assolutamente non scontata, che è servita a costruire le fondamenta per questa stagione. Senza la vittoria del campionato l’anno scorso ci sarebbero state altre prospettive. Anche l’ inizio, secondo me un po’ bugiardo con questo 3-3, è positivo anche perché abbiamo affrontato squadre che l’anno scorso erano davanti a tutte. Abbiamo fatto vedere di avere le possibilità per migliorare e vogliamo farlo.>>

 

Scoring in parità che considerate bugiardo?

<<Un po’ si non lo nego. Abbiamo affrontato le partite in vantaggio per larga parte, quindi perderle così brucia. Certo, dobbiamo farne tesoro per andare avanti e non caderci nuovamente in momenti più importanti.>>

 

Arrivare alla Virtus in A2 non è certo la normalità considerando il blasone del club

<<La promozione è stata un tornare a casa un po’ per tutti. Per me, personalmente, erano 5 anni che giocavo consecutivamente in A quindi stare giù 2 mesi non ho avuto nemmeno il tempo di pensarci visto che devi subito lottare. La serie A, rispetto alla Serie A2, è più impegnativa non solo fisicamente ma anche tecnicamente.>>

 

Arriviamo tra poco alla prima finestra per le nazionali, come vede questa prima nazionale targata Meo Sacchetti.

<<Tutto nuovo: nuovi giocatori, nuovo coach nuova formula. Soprattutto i giocatori che ancora non si sa bene da chi sarà formato il gruppo. Penso che abbiamo tutto per far bene, non dobbiamo lasciarci sorprendere ed essere pronti ad adattarci velocemente ed abituarsi a cosa il coach chiederà.>>

 

Nazionale che vede suo fratello tra i convocati. Lei ci spera?

<<Io sicuramente lavoro per la Virtus Bologna e la mia mente è concentra al 100% su questo, ma non posso negare che sarebbe una grande soddisfazione. Io ero nel gruppo 3 estati fa, ma tra infortuni e altro, sono praticamente sempre stato operato tranne quest’estate. E’ stata una bella soddisfazione arrivarci e mi piacerebbe tornare.>>

 

Che idea si è fatto della nuova formula che vede le finestre stile calcio?

<<Calcio e basket sono molto diversi come calendari e organizzazione. I giocatori sono più facilmente a disposizione della nazionale anche per ragioni geografiche, visto che più o meno le convocazioni vengono fatte tutte da una certa zona. I campionati poi vengono fermati ecc ecc insomma è diverso. Qui invece siccome le coppe non si fermano, l’NBA non si ferma hai a disposizione solo i giocatori del tuo stato e basta.>>

 

Possiamo trovare comunque degli elementi postivi in questa nuova formula?

<<Sicuramente serve un po’ a forzare la mano per ricorrere a giocatori giovani che magari hanno bisogno di fare esperienza e possono dare subito qualcosa. Però se penso ai giocatori più “forti” che giocano in Europa o in NBA non è giusto che non possano giocare, non è colpa loro.>>

 

Lei ha mai avuto la voglia di provare un’esperienza estera?

<<Si sarebbe bello ma non è cosi facile. Noi italiani abbiamo poco mercato all’estero ma perché ce ne sono pochi. Non c’è l’attitudine ne l’ abitudine ad andare a giocare in squadre straniere, a meno che tu non sia di primissima fascia. Non siamo come croati, serbi, estoni o lituani, ovvero giocatori che magari anche giovani prendono e vanno. Adesso c’è la moda del college, e anche l’ dipende dove vai a finire, ma è un po’ limitato perché se hai 20/21anni e vuoi andare all’estero per giocare per noi italiani è un po’ causa questa porta.>>

 

Ha tirato in ballo l’argomento college

<<E’ completamente un altro tipo di pallacanestro, cosi come anche l’NBA. Se in un periodo così formativo si finisce in un contesto completamente diverso si vanno a perder delle attitudini e delle capacità, ma dall’altra parte ti possono costruire fisicamente diversamente rispetto a qui, sia e un’etica del lavoro diversa ma anche per le strutture. A parte questo culturalmente se poi devi tornare qua a giocare non penso sia facile.>>

 

Se fosse lei presidente federale cosa proporrebbe per il nostro movimento?

<<Onestamente non saprei, ma sicuramente all’ inizio per invertire questo trend esterofilo cercherei di far valorizzare il prodotto italiano, magari portando dei soldi alle squadre che lavorano in questa direzione. Se tu rendi appetibile un prodotto poi le persone cercheranno di lavorarci sempre in maniera migliore. Se si riuscisse a fare qualcosa , magari puntando su alcuni giocatori italiani che giocano qua in casa, far ruotare anche il marketing intorno al personaggio come in NBA sarebbe un passo in avanti. Guardiamo in America che vendono magliette, scarpe e gadget facendo anche vendere più biglietti. Lo spettatore viene perché si identifica, se abbiamo giocatori del posto e non cambiamo le squadre ogni anno possiamo davvero creare empatia col pubblico. Con 7 americani diversi un anno magari ti va benissimo ma l’anno che non hai risultati hai il palazzetto vuoto.>>

 

Tendenza esterofila che in Virtus state già tentando di invertire 

<<Penso sia anche un’idea della proprietà tentare di costruire una squadra dall’immagine fortemente Italiana. Ricordiamoci che un marchio come Segafredo, che propone l’italianità nel mondo, sia un buon connubio con una squadra come questa. Saranno gli italiani a far vedere se andrà bene oppure no. Sappiamo di avere questa grande responsabilità ma anche grande orgoglio.>>

 

Italiani che per lei sono comunque volti noti

<<Ho giocato con Aradori tanti anni, con Klaudio (Ndoja ndr) ci conosciamo dalla scorsa stagione e mi son trovato subito molto bene, mio fratello è mio fratello! Gli stranieri sono tutti ragazzi super che hanno tutti esperienza in Europa è non è poco. Sanno cosa vuol dire far parte di una squadra, di un gruppo ed è molto importante. Diciamo che siamo stati subito molto affiatati sin dal primo giorno viste le premesse.>>

 

Parlando di suo fratello: quando ha saputo che sarebbe venuto a giocare con lei?

<<Più o meno mi ha chiamato e mi ha detto: “Guarda che giocheremo insieme l’anno prossimo!” (ride ndr). Quando ho sentito mi ha detto che era pronto. Io ho vissuto un po’ la trattativa, da dentro nel senso che ero sempre informato su tutto.>>

 

Ha spinto perché venisse qui?

<<In realtà io gli ho sempre detto che la decisione finale avrebbe dovuto essere sua. Ovviamente io gli ho detto che sarei stato contentissimo di averlo, non solo perché è mio fratello ma anche perché è un grande giocatore. Ma ha deciso lui anche perché poi in campo siamo due giocatori della Virtus.>>

 

Cosa vuol dire essere fratelli e compagni di squadra?

<<Penso sia un insieme di cose. Per quanto riguarda il mio ruolo io devo aver a che fare con tutte le personalità della squadra, far si che tutti rendano. Ovviamente conoscendolo meglio posso far meglio questo lavoro con lui ma cerchiamo di essere sempre molto professionali.>>

 

Ruolo che come riassumeresti all’interno della realtà Virtus?

<<Mi sento parte di un gruppo che ogni giorno vuole costruire qualcosa,  con orgoglio e responsabilità di portare un grande nome sul petto una grande storia alle spalle.>>

 

Chiudendo: obiettivo stagionale?

<<Fare meglio possibile partita per partita e vedere dove andremo. La squadra è stata costruita per fare bene, molto bene, quindi sta tutto a noi. Se dobbiamo essere pragmatici direi vincere il più alto numero di partite possibili ed arrivare almeno alla Coppa Italia.>>

 

Si ringrazia la Virtus Bologna per la disponibilità ed ospitalità concessa durante l’intervista e per l’utilizzo della foto.

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