TOMBA: “GRANAROLO, FAI UN GIRONE DI RITORNO COME LE MIE SECONDE MANCHES…”

“Virtus, passione nata quando ero bambino. Danilovic, un amico vero
Villalta presidente? Ha l’esperienza giusta. E io tornerò a palazzo…”

di Marco Tarozzi

Se a qualcuno fosse sfuggito, segnaliamo che il più grande atleta italiano del Ventesimo secolo tifa Virtus. Ed è una cosa fantastica: per lui, che nel giugno scorso si è visto assegnare questo riconoscimento dal Coni, votato da appassionati di sport e da tanti atleti di vertice che hanno deciso che è stato il migliore di tutti loro. Ma anche per il mondo bianconero, che si tiene stretto questo figlio della pianura che ha saputo dettare legge tra la gente di montagna.

Alberto Tomba, il più grande sciatore che abbiamo avuto la fortuna di vedere in azione, sorride se gli ricordi i suoi incroci con la V nera. Perché i suoi anni migliori, a rileggerli, coincidono con un grande periodo della sua squadra del cuore. Tra 1987 e 1998, un elenco di successi da far paura. Per Alberto: tre ori e due argenti alle Olimpiadi, due ori mondiali, una Coppa del Mondo generale e otto di specialità, 50 vittorie e 89 podii in gare di Coppa del Mondo. Per la Virtus: quattro scudetti, una Coppa delle Coppe, tre Coppe Italia e una Supercoppa italiana, chiudendo con l’Eurolega, la prima della sua storia, nel ’98. Bologna e i suoi campioni non le raccontavano, le storie di sport. Le scrivevano.

“E’ stata una grande avventura, più di quanto mi aspettassi. Ed è durata a lungo, forse anche perché ho saputo prenderla a modo mio, sempre divertendomi e senza farmi schiacciare dalla pressione. Sono fatto così, da sempre. Con la Virtus di quei tempi ci dividevamo le pagine dei giornali, ma io sono tifoso da molto prima. E finché gli impegni con lo sci non mi hanno portato in giro per il mondo, sono stato un “sostenitore praticante”. Da ragazzino andavo al PalaDozza, che allora era semplicemente il palasport di piazza Azzarita, quasi ogni domenica”.

Anche perché l’amore per la Virtus si respirava praticamente in casa.

“E’ così. Mio zio Fiero Gandolfi è stato presidente dal 1971 al 1976. Sono anni di formazione, per un  bambino: se ti appassioni a un simbolo, a certi colori, te li porti addosso per tutta la vita. E così è stato anche per me. Ho iniziato a frequentare il palazzo, appunto. Finché non ho preso la strada dei monti…”

In realtà, la passione l’ha riportata altre volte a bordocampo, nonostante tutto.

“Ci sono tornato, certo, e anche quando ero lontano tenevo monitorata la situazione, anche se magari non era semplice come oggi, con internet e i social che ti tengono aggiornato in tempo reale. Erano anni belli, intensi. Come tanti, ho “sbandato” per un giocatore come Sasha Danilovic, mi sono innamorato del suo spirito vincente”.

E nel tempo siete anche diventati amici, perché tra i grandi campioni nasce quasi sempre un’empatia che li fa sentire in qualche modo simili.

“Lo considero un amico, sì. Ci sentiamo spesso, anche l’anno scorso quando la società ha ritirato il numero 5 mi ha cercato, ma io ero da qualche parte nel mondo, impegnato per campagne promozionali. In un paio di occasioni sono stato al centro di eventi legati allo sci a Belgrado, lui mi ha raggiunto e siamo andati a cena insieme. Ne ricordo una, cinque anni fa, in cui portò con se Novak Djokovic e passammo una serata indimenticabile”.

Quando lei frequentava il PalaDozza in campo c’era Renato Villalta. Oggi lo ritrova come presidente. Che ne pensa?

“Anche Renato è un amico, una grande persona. Poi, certo, non è che arriva un grande della pallacanestro al timone e di colpo la squadra si rimette a vincere tutto. Ci vuole tempo, pazienza. Non è stato un momento facile per la Virtus, è ancora delicato a quanto capisco. Ma lui ha esperienza, da giocatore ha fatto quello che ha fatto e nella vita professionale ha saputo dire la sua. E’ una garanzia”.

Sta seguendo la stagione della squadra?

“Mi informo sempre. Siamo lì, nel gruppone, non vedo squadre stellari a parte Milano e le primissime. Ora c’è da affrontare Sassari, che è seconda in classifica e molto solida. Sarebbe bello fare un bel colpo, come con Reggio Emilia. Fin qui, soprattutto in casa, la Virtus è stata una squadra di giovani lottatori. Sai cosa mi piacerebbe? Che nel girone di ritorno questi ragazzi facessero qualcosa di simile a quello che facevo io nelle seconde manches delle mie gare. Hai presente?”

Eccome. Chi le ha dimenticate, quelle seconde manches. Significherebbe arrivare chissà dove… Ma la Virtus di Villalta e Valli vuole costruire, prima di tutto. Piccoli passi, ma significativi.

“E fa bene. I progressi, soprattutto nello spirito di gruppo, si vedono. E allora è giusto provarci, gara dopo gara, magari senza fare troppi calcoli di classifica. Io facevo così, sciavo prima di tutto per il gusto di farlo”.

Prometta che ci tornerà, a vedere la Granarolo dal parterre della Unipol Arena.

“L’inverno è ancora bello pieno, per fortuna. Sono impegnato nella promozione di diverse località sciistiche, nei prossimi giorni sarà a Monaco di Baviera, ad una fiera in cui la Mico lancerà un nuovo underwear firmato da me. Viaggio in Francia, Svizzera, andrò anche in Bulgaria per la Coppa del Mondo. Vivo ancora tanto tempo della mia vita in montagna, sarà per questo che ho acquistato solo case in posti di mare per i momenti di riposo…”

Quindi, la promessa?

“Ci sarò, sicuro. Anzi, facciamo così, lasciatemi mandare un messaggio ai ragazzi: fate in modo di avvicinarvi il più possibile ai playoff, fatemi sognare che poi arrivo a darvi la carica”.

Parola di Alberto Tomba. Il migliore di tutti. Campione di un secolo di sport. Bolognese. Virtussino.

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