Vanoli Cremona: Deron Washington, l'NBA sfiorata e i voli alla Vince Carter

Settantasette. 77. Sono i giorni in cui a Deron Washington è parso di aver toccato il cielo con un dito. O meglio, quelli in cui è stato sotto contratto con i Detroit Pistons. Dal 10 agosto al 26 ottobre del 2009, dopo un’ottima Summer League e prima dell’ultimo, impietoso, taglio. I Pistons lo firmarono con un biennale non garantito, ma a pochi giorni dal via della stagione gli diedero il benservito, tenendosi libero il 15esimo spot del roster (poi mai occupato durante la stagione) e preferendo, nel 14°, il playmaker Chucky Atkins.
Una pratica non così rara, nel mondo NBA. Successe anche all’ex Vanoli Brian Chase, con i Miami Heat. Ma pur sempre una situazione spiacevole.
“Fu frustrante. Ero emozionato, tutto sembrava andare per il verso giusto fino a quando mi comunicarono l’intenzione di non tenermi e mi gelarono. Fu una questione di numeri, volevano tenere uno spot libero, e preferirono l’esperienza di Atkins” spiegò Washington.
Quella stagione, Deron la passò in D-League, prima a Los Angeles con i D-Fenders e poi ai Tulsa 66ers. “Dove forse si gioca ancora più duro. In NBA c’è maggior talento, in D-League devi farti un nome e sperare in una chiamata. E l’obiettivo di tutti”.
Il nome di Deron Washington, negli States e soprattutto tra gli appassionati di college basketball, continua invece a rievocare i voli compiuti con la maglia di Virginia Tech. “Deron could jump out of the gym” ricorda Jeff White, media director dei “rivali” di Virginia. “Poteva saltare fuori dalla palestra”, modo di dire associato a tutti i grandi saltatori dell’epoca moderna.
I geni non mentono, e sono quelli di papà Lionel Washington, ex cornerback da 15 stagioni in Nfl, e mamma Denise, giocatrice di basket alla Xavier University of Louisiana.
Due di quei voli, nella stessa partita, Washington li compì saltando sopra i 185 centimetri di Greg Paulus, play di Duke poi diventato quaterback a Syracuse e tornato al basket come assistente di Ohio State.
Non proprio i 215 centimetri di Frederic Weis che saltò Vince Carter alle Olimpiadi di Sidney nel 2000, ma pur sempre una doppia prodezza, la prima utile per evitare uno sfondamento, la seconda per appoggiare il lay-up del +3 a 2:53 dalla fine nella vittoria 69-67 degli Hokies al Cameron Indoor Stadium.
Un nome, Washington (che nella Summer League di Orlando, nel 2012, si guadagnò il soprannome “Smash” per le sue schiacciate), se l’è fatto in Europa: Israele, Spagna, Italia.
E il suo curriculum nel Vecchio Continente è ricco di stagioni positive: da rookie nel 2009 alzò la Coppa d’Israele con l’Hapoel Holon, con cui giunse 4° in regular season. All’Obradoiro raddrizzò la stagione della retrocessione in Leb Oro restando in Galizia e aiutando la squadra a risalire subito in Acb. Con Pistoia nella stagione 2013/2014 conquistò i playoff e costrinse la corazzata Milano, poi campione d’Italia, alla 5a partita.
L’highlight di quella serie playoff fu una sua schiacciata nel 4° periodo di gara 3, la prima vinta dai toscani sotto 2-0, saltando oltre il tentativo di stoppata di Nicolò Melli. Un altro dei “suoi” voli, che presto ammireremo al PalaRadi.

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