Venezia, il presidente Brugnaro: 'Nuovo palasport a Venezia da 10 mila posti'

Seduto sui gradoni del Santiago Martin, il palasport appollaiato sulla collina che sovrasta Santa Cruz e l’oceano, Luigi Brugnaro, patron della Reyer e sindaco di Venezia, scruta un orizzonte tutto suo, animato da un’esplosione torrenziale di progetti, idee, visioni. «Tutti analizzano – dice -quello che è stato: partite, campionati, la storia. Rievocano, paragonano, commentano, ma nessuno guarda al futuro. Io mi cimento solo su quello, dove è più facile farsi male perché la sfera di cristallo non esiste». Partiamo dalla Champions League e dalla Final Four chiusa al quarto posto.
«Non era nei nostri obiettivi, poi la squadra è cresciuta e, senza trionfalismi, siamo venuti alle Final Four per giocarcela e quindi non nascondo un po’ di delusione. Io vado in campo sempre per vincere e quindi bisogna imparare a impattare meglio questi eventi. Tale esperienza ci ha comun que insegnato qualcosa: che nello sport si perde e bisogna farlo con stile, per poi rialzarsi. Sempre. Questo è il messaggio che vogliamo mandare, il resto riguarda atleti professionistici che sono pagati per raggiungere determinati obiettivi, ma la Reyer è molto di più».
Tipo?
«Un vivaio composto da 4600 ragazzi tra settore maschile e femminile. E poi c’è la Reyer School Cup, torneo tra scuole superiori che, al quarto anno di vita, ha coinvolto 40 istituti. È una città che sta crescendo: il futuro. Punto tantissimo su questi ragazzi a cui la prima squadra deve dare l’esempio».
Tornando all’Europa. Binomio inscindibile per Venezia, anche nello sport.
«Ovvio, ma abbiamo un’urgenza che è quella delle strutture. Sono sindaco da quasi due anni e in questo lasso di tempo il Venezia è tornato in Serie B, il Mestre, altra squadra per noi gloriosa, è stato promosso in Lega Pro, la Reyer è ormai ai vertici del basket italiano e ci metto anche la mia amica Bebé Vio. Insomma, c’è un grande fermento che implica la necessità di impianti sportivi adeguati. Nel basket la Federazione ha emanato una direttiva che imporrà impianti da 5 mila posti, il Taliercio ne tiene a stento 3500 e non si può allargare. Quindi il nuovo palasport si farà su terreni che sono già ‘ di proprietà del club. Una struttura da 10 mila posti finanziata con investimenti privati. Nulla peserà sulla collettività. Chi guarda sempre al passato, il partito del “no”, mi accusa di conflitto di interesse. Semmai sono in conflitto con i miei interessi visto che sono quello che paga. Il nuovo palazzo dello sport va costruito, altrimenti diventa molto complicato poter andare avanti. E anche col calcio stiamo lavorando».
Un nuovo stadio, dunque.
«Sì, al Venezia venderemo delle aree di proprietà del l’immobiliare del Casinò, ma solo a loro e agli investitori che il club troverà. Conosco Tacopina e il suo circuito quindi sono ottimista. Nelle casse del Comune entrerà una cifra attorno ai 30 milioni. Sarà uno stadio da 25 mila posti ultramoderno con un resort o un albergo, comunque una struttura ricettiva di alto livello, sulla tangenziale che arriva all’aeroporto di Venezia. Il progetto verrà presentato nei prossimi mesi (affidato all’archistar Matt Rossetti, quello della Red Bull Arena nel New Jersey, il cui team contempla professionisti che hanno collaborato per lo Juventus Stadium, ndr)». Tornando alla Reyer sarà ancora Champions League? «Noi seguiamo sempre le indicazioni della Federazione. Non cerchiamo fughe in avanti come fanno altri».
Con la coppia Casarin-De Raffaele si può aprire un ciclo? «Sono due amici. Federico lo conosco da una vita, è una persona di massima fiducia. Non so se riuscirei ad andare avanti senza di lui visto che il tempo per seguire tutto non ce l’ho. Con Walter siamo diventati amici nel tempo, anche se i ruoli in un club devono rimanere distinti. Sono persone di alta statura morale, stiamo facendo un bel percorso assieme e non vedo alcun motivo per cambiare».
Stefano Tonut può diventare la bandiera di questa Reyer?
«Il concetto di bandiera non mi piace, troppo individualista. Per noi esiste il collettivo. Stefano lo abbiamo scelto, su di lui abbiamo investito, non c’è nessun dubbio che sia un giocatore su cui puntare, ma non vorrei caricarlo di responsabilità. Si sta parlando troppo di lui e così rischiamo di fargli del male».
La squadra è competitiva. Si può sognare uno sgambetto a Milano?
«Con Milano c’è un rapporto di profonda amicizia. Avere un uomo riconosciuto nel mondo come Giorgio Armani nobilita ed è un colpo di fortuna per il nostro basket. Poi certo, uno scherzetto all’Olimpia si può fare. Io ci credo».
E un’eventuale Serie A allargata come la vede? «Detto che nello sport deve avanzare chi lo merita, mi piace pensare a un domani in cui, anche sotto la regia di Lega e Federazione, si possano rivedere piazze come Bologna, Treviso o Trieste ma, perché no, pure Firenze Genova o Roma. Per il movimento sarebbe un passaggio molto importante».
Vincenzo Di Schiavi

La Gazzetta dello Sport

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