Vincenzo Di Meglio: "Caserta può essere un faro per il basket giovanile"

Vincenzo Di Meglio è intervenuto a “Cestisticamente Parlando”, il magazine di Radio PRIMARETE Caserta condotto da Francesco Gazzillo, Rosario Pascarella, Mario della Peruta ed Eugenio Simioli (con la regia di Imma Tedesco), in onda ogni martedì dalle 19:35 sui 95.00 MHz FM e in streaming su www.radioprimarete.it. La trasmissione va in replica il giovedì alle 0.05, in podcast sulla pagina Facebook “Cestisticamente Parlando-Radioprimarete” e sul canale YouTube “Cestisticamente Parlando”.

 
Quali sono le prospettive per il settore giovanile casertano?
La JuveCaserta, per me che sono campano, ha rappresentato un sano modo per lavorare con i giovani, un esempio da sempre negli anni. Ho accettato di buon grado l’invito di Lello Iavazzi per ricostruire e dare a Caserta un riferimento nel panorama cestistico giovanile italiano. Sono arrivato tardi (a settembre), per cui il reclutamento è stato abbastanza tardivo, anche se non è ancora finito, vogliamo farci conoscere. Il modello Stella Azzurra non è imitabile, la società JuveCaserta, in quanto già strutturata, può essere riferimento prima per Caserta, poi per la Campania e poi per il Mezzogiorno.

 
Per costruire un buon settore giovanile quanti anni servono, secondo la tua esperienza?
Dal terzo anno cominciano ad esserci giocatori che possono fare capolino con la prima squadra e, se si lavora bene, cominciano a far parte integrante della squadra senior. Se si continua a lavorare, penso che in 5 anni si possano ottenere dei risultati di squadra.”

 

Il problema dei vivai nasce da una mancanza di una certa taglia fisica dei giocatori e di istruttori capaci di portare giocatori ad un certo livello, perché non si investe più nei settori giovanili o perché i ragazzi italiani preferiscono dedicarsi ad altro?
Non sono d’accordo sul fatto che i giovani preferiscano fare altro rispetto al sacrificarsi e al lavorare in palestra, perché i ragazzi in tutte le attività sono stimolati a fare determinate cose. E’ chiaro che, se non ci sono le palestre, non esistono gli spazi palestra, i ragazzi sono più portati a stare sul divano a giocare con i videogame che non ad uscire ed andare in palestra. Ovviamente la qualità deve essere pagata, il più delle volte il risparmio non è certo un guadagno, quindi una maggior qualità degli istruttori è sinonimo di un migliore lavoro capillare alla base.

 

Il livello degli istruttori italiani è proporzionato alla possibilità di poter scovare dei talenti?
Con la nazionale, noi siamo competitivi fino all’under 18. Nell’era Capobianco abbiamo avuto i migliori risultati a livello di medaglie. Il lavoro degli istruttori in palestra non è inferiore al livello delle altre nazioni. Per come è strutturato il campionato italiano, molti giovani non riescono a trovare spazio nelle squadre senior e questo deve portare a degli scenari diversi rispetto a quelli che stiamo vivendo adesso. Fino ad una certa età noi siamo sicuramente competitivi.

 
La situazione delle squadre giovanili di Caserta?
Al momento la JuveCaserta ha un minibasket florido che lavora sotto la supervisione di Giuseppe Farina, abbiamo una serie di società collegate con la JuveCaserta Accademy con le quali stiamo impostando un lavoro diverso da quello che è stato fatto in questi anni. Abbiamo una squadra femminile che sta facendo ottime cose in serie C (nell’ultimo turno ha battuto la capolista Marigliano) e sta riscuotendo un certo tipo di interesse. Dal punto di vista del settore giovanile, abbiamo l’under 13 guidata da Antonio Vinciguerra,
abbiamo una under 15 guidata da Remo Petroccione che è un po’ indietro dal punto di vista dei risultati anche se ha dei ragazzi comunque validi, una under 16 dove stiamo reclutando in maniera più massiccia e l’under 18 guidata da Mimmo Posillipo. Quello che è importante è la struttura dietro queste squadre, perché non voglio dimenticare i dirigenti che quotidianamente fanno capolino tra foresteria e servizio autobus da e per il PalaMaggiò, una struttura complessa e completa.

 
Come state messi con il reclutamento?
Dico le cose come stanno: stiamo seguendo un giocatore italo-brasiliano 2003 che è stato un mio pallino e poi portare un brasiliano nella terra del brasiliano per antonomasia, ovvero Oscar, è sempre stata una cosa che avevo in mente. Il problema è che abbiamo già due stranieri di cui siamo contentissimi per cui possiamo tesserare solo giocatori italianizzabili e a tal proposito stiamo avendo difficoltà con i documenti per questo giocatore italo-brasiliano. Stiamo poi seguendo un maliano classe 2003 di 2.02 m del quale siamo molto contenti, ragazzo interessantissimo sotto la lente di ingrandimento di altri scout e veramente futuribile. Per ora le aspettative si stanno mantenendo.”

 

Foto da YouTube. Comunicato a cura di Radio Prima Rete

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