Virtus Bologna, Lafayette si presenta: “Virtus Segafredo, sono orgoglioso di essere qui”

Professione vincente. Non lo dice Oliver Lafayette, certezza in campo e uomo estremamente tranquillo fuori dal parquet. Lo dicono i numeri: negli ultimi cinque anni, dalla stagione allo Zalgiris a quella di Malaga, passando per Valencia, Olimpiacos e Olimpia Milano, il play di Baton Rouge che si è guadagnato un passaporto croato (e una vetrina mondiale con quella Nazionale) per meriti sportivi, ha vinto un titolo in Lituania, uno in Grecia, due Eurocup con le sue due squadre spagnole, e con Milano scudetto e Coppa Italia. Se la prima esperienza italiana è stata a Milano, la seconda è in casa Virtus. Un viaggio nella storia della pallacanestro italiana. “E ne sono felice. Qui ho trovato grande organizzazione, una società perfetta e sono orgoglioso di essere stato chiamato. Sono a disposizione del gruppo e del coach, e non mi importa quanto tempo sarò in campo, ma la qualità che potrò mettere quando ci sarò”. Pure, Lafayette sa essere giocatore decisivo nei momenti “caldi” delle partite, non soltanto uomo-squadra. “E’ vero che la pressione di certi momenti mi esalta, mi ci trovo a mio agio. Se avrò la possibilità di avere la palla in mano in certe situazioni, non mi tirerò indietro.Il coach mi ha chiesto di essere il playmaker di questa squadra, io farò quello che devo per riuscirci al meglio”. Nel basket europeo ha già vinto tanto. Se c’è una ricetta, meglio chiedere a lui. “Una squadra deve essere sempre tale, giocare insieme è fondamentale. E bisogna saperlo fare quando le cose vanno bene come nei momenti difficili. Tutto qui”. A Milano, Oliver ha giocato accanto ad Alessandro Gentile. Ora lo ritrova in bianconero. “Un bravissimo giocatore, e anche un grande amico. Ha una stazza che gli permette di giocare a qualunque livello. Sono sicuro che sarà un valore aggiunto per la Virtus”. Ha scelto, anche qui, il numero 20, che lo accompagna da sempre. E c’è un perché. “Lo indossava mio padre quando giocava a basket. Ci sono molto affezionato, per questo motivo”. “Come ho già ricordato”, spiega il general manager Julio Trovato, “terminato il mercato degli italiani ci occorreva un giocatore con caratteristiche diverse da Stefano Gentile, in grado anche di giocargli accanto in un quintetto basso. Oliver ha esperienza e personalità, può giocare momenti-chiave delle partite, può stare in regia o giocare da combo. Per questo ho preso in mano la trattativa in modo deciso, e l’operazione l’abbiamo conclusa in una giornata”. “Di Oliver mi ha colpito”, aggiunge il Ds bianconero, Valeriano D’Orta, “il modo semplice e naturale con cui ha approcciato il gruppo in palestra. Appena arrivato, è andato a salutare tutti i nuovi compagni, uno dopo l’altro. Facendo capire anche che tipo di persona è”.

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