Premessa
Per consentire a coloro che
volessero, di seguirmi più agevolmente, anticipo i passi che mi
accingo a compiere nell’offrire le mie riflessioni:
-
le definizioni comuni di
Doping;
-
le parole chiave condivise
nelle definizioni comuni;
-
le idee di fondo che
sostengono le parole chiave: limiti e pregi;
-
l’ampiezza di visuale
consentita dalle diverse idee di fondo circa la visione del
problema Doping;
-
la Formazione Psicologica.
1. Le definizioni comuni di
Doping.
-
Sostanza diretta ad
aumentare artificiosamente le prestazioni in gara del
concorrente;
-
1993 - Compitato Olimpico
Internazionale: sostanza estranea all’organismo o sostanze
fisiologiche assunte in quantità anormale da soggetti in
buona salute allo scopo di ottenere un incremento
artificiale della performance;
-
1999 – Comitato Olimpico
Internazionale: al concetto di sostanze estranee si aggiunge
il concetto di “metodo potenzialmente pericoloso” per la
salute dell’atleta.
2. Le parole chiave condivise
nelle definizioni comuni di Doping.
Tutto ciò che è opera dell’essere
umano poggia su idee, convinzioni di fondo più o meno consapevoli,
che le sostengono.
Anche le definizioni proposte
poggiano su parole chiave ed idee di fondo in cui ci accingiamo ad
entrare, allo scopo di poterne valutare pregi e limiti
nell’affrontare la problematica Doping:
a.
concetto di Uomo;
b.
concetto di Salute;
c.
concetto di Prestazione.
Cominciamo dal concetto di Uomo e
quello di Salute.
Nella prima definizione di
Doping, l’Uomo è un concorrente; nella seconda è un soggetto in
buona salute; nella terza definizione, infine, è un atleta.
Ci poniamo alcune domande:
-
Chi è il soggetto in
questione e quali sono le caratteristiche che gli stiamo
attribuendo? Sono le stesse per tutti? è sicuro che siamo tutti
d’accordo?
-
Chi è il soggetto in buona
salute pei il CIO?
-
Chi sceglie di doparsi è in
buona salute o è malato?
3. Le idee di fondo che
sostengono le parole chiave: limiti e pregi.
In campo sportivo ci si rifà
prevalentemente ad un’idea di Uomo mutuata dal modello Medico.
Per essa l’Uomo è una
“macchina biologica” in cui, in caso di malfunzionamento, si
aggiungono o si eliminano le parti manchevoli od in eccesso.
Esempi in questa direzione sono:
i trapianti di organo; i farmaci, gli integratori, le diete, ecc.
In tutte le definizioni esaminate
si rileva che il soggetto che si avvicina al Doping sia in buona
salute o perlomeno, non si menziona che sia malato.
L’idea di Salute definita
all’interno di un concetto di “Uomo macchina”, è parecchio distante
da quella inclusa nella definizione di Uomo che più avanti proporrò;
essa è soprattutto troppo angusta per l’ampiezza delle problematiche
che il Doping apre.
Per fornire risposte
soddisfacenti, è necessario allargare il concetto di Uomo a livelli
logici superiori ed imprevisti dal modello Medico: il livello
Psicologico ed il livello dei Valori.
C’è bisogno di un modello che
salvi per l’Uomo la sua qualità essenziale: quella di essere l’unico
organismo biologico capace di riflettere su se stesso e costruire
Teorie.
Il Modello Strutturale Integrato
si fa promotore di questa idea di Uomo.
Questa opzione, se da una parte
allarga a dismisura l’orizzonte dell’Uomo, strappandolo al
determinismo meccanico, dall’altra lo condanna irrimediabilmente ad
essere libero.
La Libertà di scelta ci
costringe a decidere cosa riteniamo importante, e questo ci proietta
nel mondo dei Valori: ciò che riteniamo importante diventa
contemporaneamente il campo in cui operiamo le nostre scelte ed il
metro con cui le costruiamo in ordine gerarchico.
L’Uomo così descritto, è molto lontano dalla
“macchina biologica”. Due idee di Uomo, quindi, molto lontane l’una
dall’altra; due concetti altrettanto differenti di Salute e
Malattia.
4. L’ampiezza di visuale consentita dalle
diverse idee di fondo circa la visione del problema Doping.
Nel modello Medico la fatica, la
sfiducia, l’angoscia, la paura sono malattie che si spiegano
attraverso formule biochimiche delle sostanze in eccesso o in
difetto che le costituiscono.
In questo ambito parole come
Consapevolezza, Libertà, Responsabilità, non hanno senso.
L’Uomo è una macchina che produce
prestazioni; se la macchina si guasta, si cerca la cura
farmacologica; se vogliamo farla correre un po’ di più, aggiungiamo
qualche additivo, la trucchiamo un po’.
La Salute, la Malattia,
la Cura sono ridotte allo stesso livello dove è stato
ridotto l’Uomo.
Nel Modello Strutturale Integrato, che
affonda le radici nella Filosofia Fenomnologico-Esistenziale, l’Uomo
è costituito da un livello psicologico non riducibile a quello
biochimico; per cui la stessa angoscia, sfiducia, paura, sono
parti alla ricerca di una totalità che sappia contenerle
senza ridurle; portatrici di richieste di significato più ampio di
quello di cui, colui che ne soffre, sappia darne da solo.
L’altro aspetto che può essere utile a
spiegare il fenomeno Doping, tocca la sfera dei Valori, ovvero ciò
che riteniamo importante.
Nelle definizioni del CIO abbiamo
incontrato un’altra parola chiave: il concetto di Prestazione.
Sia l’Uomo che l’animale hanno
bisogno di realizzarsi.
L’animale per realizzarsi non ha
bisogno di superarsi; esso spontaneamente è contento di fermarsi nel
recinto costruito per lui dalla Natura o dall’Uomo ed è un oggetto
passivo rispetto ai cambiamenti che gli capitano.
Per l’Uomo è diverso: egli può
anche realizzarsi superandosi, è questo gli è possibile proprio per
quella capacità inspeigabilmente comparsa in lui: l’Autoriflessione.
La necessità di realizzarsi
superandosi permette all’Uomo di competere anche con se stesso.
Quando supero un limite
rappresentato dall’altro o da me stesso, io mi sento realizzato.
Ma quando devo fermarmi? Qual è
il limite che non posso superare? E soprattutto, è possibile
realizzarsi solo superando un limite o anche accettandolo? L’Uomo è
forte quando supera un limite o anche quando lo accetta? La
difficoltà di accettare un limite, no è essa stessa un limite?
Nel mondo dei bambini si è potenti se si
superano i limiti. Nel mondo degli adulti ci si augura che il
concetto di limite acquisti una dimensione di maggiore profondità e
complessità. Nel mondo degli adulti spesso la grandezza di un Uomo
si misura dalla capacità di accettare i suoi limiti.
La cultura sportiva non è molto prodiga di
esempi di questo tipo; sembra più di frequente celebrare la cosa più
semplice: la vittoria.Vincere è sempre assimilato al superamento di
un limite; come se il limite più grande non fosse l’incapacità di
accettarlo: in Psichiatria questo fenomeno è definito Onnipotenza.
Così l’Uomo e la Prestazione
diventano elementi di una relazione in un equilibrio complicato.
Ciascuno di noi è chiamato a scegliere a quale dei due attribuire
maggiore valore, la cosa più importante da salvare, e ad assumersene
la responsabilità.
5. La Formazione Psicologica
Se il Doping è la totalità che stiamo
osservando, l’atleta non è l’unica parte su cui focalizzarsi. Questo
è un errore che nasce dalla chiusura del modello Medico nel suo
schema biologico. Esso punta tutta l’attenzione sull’atleta che
assume sostanze dopanti. Quando coinvolge altre parti della totalità
quali l’allenatore, la famiglia ecc., lo fa allo scopo di fornire
informazioni corrette circa la pericolosità del Doping, oppure si
sforza di scoprire sostituti delle sostanze dopanti che siano meno
pericolosi.
Il Modello Strutturale Integrato,
pur considerando il livello biologico, non lo confonde con quello
Psicologico e punta tutto sulla Formazione Psicologica.
La formazione psicologica
inserita in un’idea di uomo descritta come totalità
bio-psico-sociale deve cercare uno spazio per esprimersi. Lo spazio
per il dispiegarsi di un concetto è sempre un modello costruito
dall’uomo. Il modello medico, abbiamo visto, esalta la componente
biologica e riduce ad essa la componente psico-sociale. Anche il
modello sociale non soddisfa pienamente perché trascura le
componenti individuali schiacciandole in un “campione
quantitativamente rilevante”. Il modello Strutturale Integrato è
quello da noi ritenuto più idoneo perché opera lo sforzo di non
modificare la totalità Uomo salvando la pari dignità di ogni sua
parte (bio-psico-sociale), ciascuna ritenuta necessaria ma da sola
non sufficiente se non al prezzo di ridurre l’intera totalità.
Adoperando un’ottica sistemica, identifica la
problematica Doping come una totalità le cui parti, oltre l’atleta,
sono ad esempio il suo allenatore, la famiglia, il manager, la
squadra, la società sportiva, il pubblico, la stampa, ecc.. Tutte le
parti sono coinvolte nel problema con pari importanza e tutte
possono contribuire a risolverlo o a determinarlo.
Immaginiamo un intervento
psicologico su di un atleta che comincia a doparsi perché non crede
più nelle sue capacità; non sempre la crisi di sfiducia trova le sue
ragioni soltanto all’interno dell’atleta. Se l’atleta è molto
giovane, le ragioni possono emergere da conflitti familiari. Se
l’atleta è un adulto si potrebbe esplorare il tipo di relazione con
il suo allenatore, il suo manager, i compagni di squadra.
Formazione Psicologica significa
allenarsi a non soffocare immediatamente i segnali del disagio; a
sopportare la sofferenza se può generare la crescita.
Formazione Psicologica significa
cercare le ragioni del disagio che, quando riguarda la mente è
sempre disagio relazionale con se stessi o con gli altri.
Formazione Psicologica col
Modello Strutturale Integrato significa operare una scelta netta su
ciò che riteniamo importante; significa che tra l’Uomo e la
Prestazione quest’ultima non potrà mai oltrepassarne il Valore.
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