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PSICOLOGIA & BASKET

DOPING E VALORI.

Dott. Fernando Del Prete*

 

 

Premessa

Per consentire a coloro che volessero, di seguirmi più agevolmente, anticipo i passi che mi accingo a compiere nell’offrire le mie riflessioni:

  1. le definizioni comuni di Doping;
  2. le parole chiave condivise nelle definizioni comuni;
  3. le idee di fondo che sostengono le parole chiave: limiti e pregi;
  4. l’ampiezza di visuale consentita dalle diverse idee di fondo circa la visione del problema Doping;
  5. la Formazione Psicologica.

 

1. Le definizioni comuni di Doping.

    1. Sostanza diretta ad aumentare artificiosamente le prestazioni in gara del concorrente;

 

    1. 1993 - Compitato Olimpico Internazionale: sostanza estranea all’organismo o sostanze fisiologiche assunte in quantità anormale da soggetti in buona salute allo scopo di ottenere un incremento artificiale della performance;

 

    1. 1999 – Comitato Olimpico Internazionale: al concetto di sostanze estranee si aggiunge il concetto di “metodo potenzialmente pericoloso” per la salute dell’atleta.

 

2. Le parole chiave condivise nelle definizioni comuni di Doping.

Tutto ciò che è opera dell’essere umano poggia su idee, convinzioni di fondo più o meno consapevoli, che le sostengono.

Anche le definizioni proposte poggiano su parole chiave ed idee di fondo in cui ci accingiamo ad entrare, allo scopo di poterne valutare pregi e limiti nell’affrontare la problematica Doping:

a.       concetto di Uomo;

b.      concetto di Salute;

c.       concetto di Prestazione.

Cominciamo dal concetto di Uomo e quello di Salute.

Nella prima definizione di Doping, l’Uomo è un concorrente; nella seconda è un soggetto in buona salute; nella terza definizione, infine, è un atleta.

Ci poniamo alcune domande:

  1. Chi è il soggetto in questione e quali sono le caratteristiche che gli stiamo attribuendo? Sono le stesse per tutti? è sicuro che siamo tutti d’accordo?
  2. Chi è il soggetto in buona salute pei il CIO?
  3. Chi sceglie di doparsi è in buona salute o è malato?

 

3. Le idee di fondo che sostengono le parole chiave: limiti e pregi.

In campo sportivo ci si rifà prevalentemente ad un’idea di Uomo mutuata dal modello Medico.

Per essa l’Uomo è una “macchina biologica” in cui, in caso di malfunzionamento, si aggiungono o si eliminano le parti manchevoli od in eccesso.

Esempi in questa direzione sono: i trapianti di organo; i farmaci, gli integratori, le diete, ecc.

In tutte le definizioni esaminate si rileva che il soggetto che si avvicina al Doping sia in buona salute o perlomeno, non si menziona che sia malato.

L’idea di Salute definita all’interno di un concetto di “Uomo macchina”, è parecchio distante da quella inclusa nella definizione di Uomo che più avanti proporrò; essa è soprattutto troppo angusta per l’ampiezza delle problematiche che il Doping apre.

Per fornire risposte soddisfacenti, è necessario allargare il concetto di Uomo a livelli logici superiori ed imprevisti dal modello Medico: il livello Psicologico ed il livello dei Valori.

C’è bisogno di un modello che salvi per l’Uomo la sua qualità essenziale: quella di essere l’unico organismo biologico capace di riflettere su se stesso e costruire Teorie.

Il Modello Strutturale Integrato si fa promotore di questa idea di Uomo.

Questa opzione, se da una parte allarga a dismisura l’orizzonte dell’Uomo, strappandolo al determinismo meccanico, dall’altra lo condanna irrimediabilmente ad essere libero.

La Libertà di scelta ci costringe a decidere cosa riteniamo importante, e questo ci proietta nel mondo dei Valori: ciò che riteniamo importante diventa contemporaneamente il campo in cui operiamo le nostre scelte ed il metro con cui le costruiamo in ordine gerarchico.

L’Uomo così descritto, è molto lontano dalla “macchina biologica”. Due idee di Uomo, quindi, molto lontane l’una dall’altra; due concetti altrettanto differenti di Salute e Malattia.

 

4. L’ampiezza di visuale consentita dalle diverse idee di fondo circa la visione del problema Doping.

Nel modello Medico la fatica, la sfiducia, l’angoscia, la paura sono malattie che si spiegano attraverso formule biochimiche delle sostanze in eccesso o in difetto che le costituiscono.

In questo ambito parole come Consapevolezza, Libertà, Responsabilità, non hanno senso.

L’Uomo è una macchina che produce prestazioni; se la macchina si guasta, si cerca la cura farmacologica; se vogliamo farla correre un po’ di più, aggiungiamo qualche additivo, la trucchiamo un po’.

La Salute, la Malattia, la Cura sono ridotte allo stesso livello dove è stato ridotto l’Uomo.

Nel Modello Strutturale Integrato, che affonda le radici nella Filosofia Fenomnologico-Esistenziale, l’Uomo è costituito da un livello psicologico non riducibile a quello biochimico; per cui la stessa angoscia, sfiducia, paura, sono parti alla ricerca di una totalità che sappia contenerle senza ridurle; portatrici di richieste di significato più ampio di quello di cui, colui che ne soffre, sappia darne da solo.

L’altro aspetto che può essere utile a spiegare il fenomeno Doping, tocca la sfera dei Valori, ovvero ciò che riteniamo importante.

Nelle definizioni del CIO abbiamo incontrato un’altra parola chiave: il concetto di Prestazione.

Sia l’Uomo che l’animale hanno bisogno di realizzarsi.

L’animale per realizzarsi non ha bisogno di superarsi; esso spontaneamente è contento di fermarsi nel recinto costruito per lui dalla Natura o dall’Uomo ed è un oggetto passivo rispetto ai cambiamenti che gli capitano.

Per l’Uomo è diverso: egli può anche realizzarsi superandosi, è questo gli è possibile proprio per quella capacità inspeigabilmente comparsa in lui: l’Autoriflessione.

La necessità di realizzarsi superandosi permette all’Uomo di competere anche con se stesso.

Quando supero un limite rappresentato dall’altro o da me stesso, io mi sento realizzato.

Ma quando devo fermarmi? Qual è il limite che non posso superare? E soprattutto, è possibile realizzarsi solo superando un limite o anche accettandolo? L’Uomo è forte quando supera un limite o anche quando lo accetta? La difficoltà di accettare un limite, no è essa stessa un limite?

Nel mondo dei bambini si è potenti se si superano i limiti. Nel mondo degli adulti ci si augura che il concetto di limite acquisti una dimensione di maggiore profondità e complessità. Nel mondo degli adulti spesso la grandezza di un Uomo si misura dalla capacità di accettare i suoi limiti.

La cultura sportiva non è molto prodiga di esempi di questo tipo; sembra più di frequente celebrare la cosa più semplice: la vittoria.Vincere è sempre assimilato al superamento di un limite; come se il limite più grande non fosse l’incapacità di accettarlo: in Psichiatria questo fenomeno è definito Onnipotenza.

Così l’Uomo e la Prestazione diventano elementi di una relazione in un equilibrio complicato. Ciascuno di noi è chiamato a scegliere a quale dei due attribuire maggiore valore, la cosa più importante da salvare, e ad assumersene la responsabilità.

5. La Formazione Psicologica

Se il Doping è la totalità che stiamo osservando, l’atleta non è l’unica parte su cui focalizzarsi. Questo è un errore che nasce dalla chiusura del modello Medico nel suo schema biologico. Esso punta tutta l’attenzione sull’atleta che assume sostanze dopanti. Quando coinvolge altre parti della totalità quali l’allenatore, la famiglia ecc., lo fa allo scopo di fornire informazioni corrette circa la pericolosità del Doping, oppure si sforza di scoprire sostituti delle sostanze dopanti che siano meno pericolosi.

Il Modello Strutturale Integrato, pur considerando il livello biologico, non lo confonde con quello Psicologico e punta tutto sulla Formazione Psicologica.

La formazione psicologica inserita in un’idea di uomo descritta come totalità bio-psico-sociale deve cercare uno spazio per esprimersi. Lo spazio per il dispiegarsi di un concetto è sempre un modello costruito dall’uomo. Il modello medico, abbiamo visto, esalta la componente biologica e riduce ad essa la componente psico-sociale. Anche il modello sociale non soddisfa pienamente perché trascura le componenti individuali schiacciandole in un “campione quantitativamente rilevante”. Il modello Strutturale Integrato è quello da noi ritenuto più idoneo perché opera lo sforzo di non modificare la totalità Uomo salvando la pari dignità di ogni sua parte (bio-psico-sociale), ciascuna ritenuta necessaria ma da sola non sufficiente se non al prezzo di ridurre l’intera totalità.

Adoperando un’ottica sistemica, identifica la problematica Doping come una totalità le cui parti, oltre l’atleta, sono ad esempio il suo allenatore, la famiglia, il manager, la squadra, la società sportiva, il pubblico, la stampa, ecc.. Tutte le parti sono coinvolte nel problema con pari importanza e tutte possono contribuire a risolverlo o a determinarlo.

Immaginiamo un intervento psicologico su di un atleta che comincia a doparsi perché non crede più nelle sue capacità; non sempre la crisi di sfiducia trova le sue ragioni soltanto all’interno dell’atleta. Se l’atleta è molto giovane, le ragioni possono emergere da conflitti familiari. Se l’atleta è un adulto si potrebbe esplorare il tipo di relazione con il suo allenatore, il suo manager, i compagni di squadra.

Formazione Psicologica significa allenarsi a non soffocare immediatamente i segnali del disagio; a sopportare la sofferenza se può generare la crescita.

Formazione Psicologica significa cercare le ragioni del disagio che, quando riguarda la mente è sempre disagio relazionale con se stessi o con gli altri.

Formazione Psicologica col Modello Strutturale Integrato significa operare una scelta netta su ciò che riteniamo importante; significa che tra l’Uomo e la Prestazione quest’ultima non potrà mai oltrepassarne il Valore.

 

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Siti internet:

www.coni.it

www.dopage.net

www.sportpro.it

www.istruzione.it

 

I testi

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