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PSICOLOGIA & BASKET

Rubrica sugli aspetti psicologici legati al Basket

a cura della SIPI Sport

La domanda del nostro lettore
Sono un giovane allenatore, sono alle prime armi e vorrei chiedere un consiglio, come posso fare a mantenere l’attenzione della mia squadra durante gli allenamenti? Chiarisco che alleno una squadra della categoria Cadetti circa 15 anni di età. Faccio la domanda perché troppo spesso devo preoccuparmi di tenere l’ordine piuttosto che allenare.
La risposta della SIPI Sport

La risposta alla tua domanda si può suddividere in due parti:

  1. Il primo passo è chiedersi: che idea ho dell’allenamento? Come abbiamo avuto già modo di sottolineare in altre risposte, la pallacanestro, dal nostro punto di vista, è uno sport composto da tre fondamentali componenti: tecnico-tattica, biologico-motoria, psicologica. Molto spesso si identifica l’allenamento solo con le prime due componenti: tecnico-tattica e fisica (biologico-motoria). In questo caso allenare si identifica con l’insegnare il gesto atletico,e mantenere l’ordine diventa un elemento di disturbo da eliminare. Se invece consideriamo l’allenamento come frutto dell’integrazione di tutte e tre le componenti (tecnica, fisica e psicologica), mantenere l’ordine, tenere viva l’attenzione e incanalare l’energia in obiettivi concreti, diventano parti che lo completano perché costringono a lavorare sul mondo emotivo-corporeo individuale e relazionale degli atleti. Comprendiamo la difficoltà di guardare in questi termini al problema che ci poni, perché costringe a cimentarsi con competenze tanto necessarie quanto purtroppo ancora poco considerate nei programmi formativi degli allenatori.
  2. la seconda parte della risposta ci costringe a definire cosa si intende per "attenzione". L’attenzione è una qualità all’interno della relazione fra allenatore e squadra. Per definire la relazione fra allenatore e squadra e per non demonizzare nessuno, bisogna definire chi sono l’uno e l’altro. Ad esempio: ci sono squadre con cui si ha difficoltà a mantenere l’attenzione perché è presente un eccesso di energia che non si riesce ad incanalare verso obiettivi concreti e che porta ad una iperattività emotiva e corporea, una bassa capacità di mantenere la concentrazione in modo stabile e costante. Diverso è il caso in cui la difficoltà a mantenere l’attenzione è dovuta ad una scarsa energia presente nel gruppo squadra, che si ha difficoltà ad "attivare". In questo caso gli atleti tendono ad annoiarsi, disinteressarsi e demotivarsi. Da come tu scrivi, il tuo caso sembra rientrare nella prima ipotesi. Per definire l’altra identità della relazione (l’allenatore) proponiamo le seguenti domande:
    1. Come si sente il nostro amico a gestire una squadra dove c’è molta energia?
    2. Che rapporto ha con le regole? Ad esempio: si sente sereno a comandare e farsi ubbidire? Si sente in difficoltà e un po’ tiranno nell’imporre qualcosa a qualcuno?
    3. Ritiene giusto esigere rispetto e disciplina dai suoi allievi?
    4. Ci sono parti dentro di lui che riescono a raggiungere un accordo su questi temi o rimangono un po’ in guerra?

Definire chi siamo nelle relazioni che costruiamo ci aiuta spesso ad avere consapevolezza dei nostri limiti e questo, se usato bene, è uno strumento potente di crescita.

Le domande che abbiamo posto sono un piccolo stimolo in questa direzione.