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PSICOLOGIA & BASKET

Rubrica sugli aspetti psicologici legati al Basket

a cura della SIPI Sport

La domanda del nostro lettore

Sono un giovane arbitro, dirigo partite nella mia regione da circa tre anni, sono spesso criticato dai dirigenti delle società o dagli allenatori per il mio atteggiamento che è un po' sulle mie, la verità è che spesso tendo ad avere questo atteggiamento per una sorta di difesa, non per voler essere superbo, mi viene automatico comportarmi così anche se poi quando ci penso mi dispiace non riuscire ad avere un rapporto più cordiale.

Da cosa può dipendere e cosa posso fare per migliorare il mio approccio?
Antonio
(dalla Sicilia)

La risposta della SIPI Sport

Il fatto che Antonio si ponga questa domanda ci spinge ad elogiarlo per il fatto di sentirsi in parte responsabile della cattiva modalità relazionale con i dirigenti e i tecnici che incontra.

È utile però, che Antonio impari a valutare due aspetti:

  1. i sui interlocutori (dirigenti e allenatori) si fanno carico di uguale assunzione di responsabilità?
  2. il contesto in cui Antonio opera (ma i sentiamo di poter estendere la riflessione al contesto sportivo in generale) ha come orizzonte culturale l’idea che gli arbitri non sono parti della pallacanestro come i giocatori o gli allenatori: hanno un potere in più, quello di condizionare e addirittura decidere la vittoria o la sconfitta di una squadra. In questa ottica, riduttiva, l’arbitro viene accusato di avere un atteggiamento di compiacenza per l’avversario e persecutorio nei propri confronti, o quando va bene, di incompetente imparzialità. In questa visione l’arbitro non può che sentire la necessità di difendersi da continui attacchi ed accuse di essere stati danneggiati dalle sue decisioni. 

Un’ottica più realistica, sistemica, vede la figura dell’arbitro come una delle componenti la pallacanestro, con  pari dignità rispetto alle altre. Le sue decisioni non sono più importanti e influenti di quanto non lo siano un tiro sbagliato di un giocatore in un momento decisivo della partita, o una scelta tecnica e tattica non adatta da parte di un allenatore. In questa visione ogni parte ha il suo peso nel definire il risultato finale.

Ci rendiamo conto di quanto questo modo di vedere lo sport e la figura dell’arbitro in esso, sia distante da quella predominante oggi nel mondo sportivo. A tal riguardo ci piace sottolineare che il CNA ha inserito fin dall’inizio, nello staff docente dei propri corsi, la figura dell’Arbitro, così da chiarire il suo ruolo, il potere e le responsabilità che comporta, al fine di promuovere una cultura della collaborazione e non di inutile antagonismo tra le parti consustanziali del sistema.