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PSICOLOGIA & BASKET

Rubrica sugli aspetti psicologici legati al Basket

a cura della SIPI Sport

La domanda del nostro lettore

Quanta importanza ha il rapporto tra mente e corpo in una prestazione sportiva (in particolare cestistica, visto che pratico questo sport)? E ha più influenza il corpo sulla mente o viceversa?

La risposta della SIPI Sport

Sarebbe utile conoscere il significato che tu attribuisci ai termini “mente” e “corpo”, per poter dare una risposta più precisa al tuo quesito.

Questo perché i due termini che hai usato hanno alle spalle una lunga storia di significati e quindi di importanza loro attribuita, a seconda del modello teorico con cui  sono stati guardati.

La tua domanda risente della visione cartesiana dell’uomo in cui la mente e il corpo sono entità contrapposte.

Se capiamo bene la tua domanda, infatti, il termine “mente” è sinonimo di “cognitivo”, capacità dell’uomo di pensare, ragionare, esprimere giudizi, risolvere problemi, costruire strategie a cui si contrappone il corpo.

Nel nostro modello, e più in generale nell’orientamento odierno delle scienze umane, si opta per una visione diversa dell’ Uomo.

Una visione in cui “mentale” e “corporeo” si integrano.

In altre parole esiste un mentale inteso come presenza di regole che ordinano la realtà e quindi anche l’Uomo che ne fa parte. All’intero dell’individuo la parte razionale, quella fantastica, quella emotiva e quella corporea sono consustanziali, ovvero sono tutte egualmente importanti e non possono esistere l’una senza l’altra, nel determinare la personalità del soggetto. A seconda della “ricetta”, che nel nostro modello chiamiamo formula strutturale, le parti di cui abbiamo detto sopra, si organizzano in modo da rendere unica ed irripetibile quella totalità Uomo.

In questa ottica quella che tu chiami mente e che possiamo definire come “linguaggio razionale” non ha più importanza del corpo, né il corpo ha più importanza o influenza della sfera razionale, nella produzione di un gesto atletico, sono entrambe di pari importanza e si influenzano a vicenda.

Un esempio per chiarire.

Un giocatore molto percettivo che riceve input contrastanti può andare facilmente in confusione rispetto a ciò che deve fare in campo, ad esempio in uno schema di attacco. Questa confusione genera emozioni di rabbia o di paura che a loro volta compromettono l’esecuzione dello schema perché i movimenti diventano rigidi, meno precisi, impacciati. La minore prestazione in campo, aumenta la difficoltà di gestire la tensione (paura, rabbia) che in lui si determina. A sua volta il carico emotivo rende meno vigile e attento il livello cognitivo.