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PSICOLOGIA & BASKET Rubrica sugli aspetti psicologici legati al Basket a cura della SIPI Sport |
| La domanda del nostro lettore | |
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Salve, sono un genitore di un giovane cestista e sono molto preoccupato dall’atteggiamento dell’allenatore di mio figlio, non fa altro che fare "cazziate" senza pensare che a volte forse farebbe meglio a spiegare le sue ragioni, che spesso devo ammettere, sono giuste. Che posso fare? Dato che non sono un dirigente della società, posso dire qualcosa a questo allenatore? |
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| La risposta della SIPI Sport | |
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Il quesito del lettore si può riassumere in due punti:
Il genitore si pone un problema molto utile: quando si parla con qualcuno occorre che la comunicazione sia efficace e costruttiva, se si vuole che la relazione interpersonale sia di aiuto e di crescita per le identità coinvolte. Per raggiungere questo scopo è necessario conoscere chi è l’atra persona, al fine di trovare lo strumento adatto per una comunicazione funzionale. Il genitore pone a sé lo stesso problema che vede tra l’allenatore e il figlio: lui nota che il modo con cui l’allenatore parla agli atleti e, tra questi, a suo figlio, non tiene in considerazione chi è la persona, il giocatore che ha di fronte. Si relaziona a tutti nello stesso modo senza differenziare i soggetti e gli obiettivi da raggiungere con loro, perdendo efficacia educativa. Allo stesso modo si pone il problema per sé, a nostro avviso, però, spostando un poco l’ottica di analisi: si chiede infatti se può parlare con l’allenatore. Questa domanda pone l’accento sulla differenza di ruoli. A nostro modo di vedere questo è un problema solo di superficie: è plausibile e possibile che un genitore parli con un allenatore esprimendo le proprie perplessità (soprattutto in un contesto giovanile, in cui ci sembra si trovi a lavorare questo allenatore); il problema più profondo è capire chi è l’allenatore che ha di fronte allo scopo di trovare lo strumento comunicativo adatto per incontrarlo e non scontrarsi con lui. |