David Moss, Brescia nel cuore: 'C'è la Germani nel mio futuro. Smettere? Forse a 42 anni…'

L’amore tra David Moss e la città di Brescia è tangibile, anche in questo periodo così particolare. Lo dimostra il fatto che il capitano della Germani Basket Brescia sia rimasto in città, vicino ai suoi affetti, in particolare al figlio Mattia Qamar, ai tifosi della Leonessa e ai cittadini bresciani. È proprio a loro che è rivolto il primo pensiero del giocatore statunitense, intervenuto in diretta nella consueta videochat settimanale promossa dal club sul proprio canale Facebook: “È bello essere qui con tutti i tifosi. È un momento delicato per tutti, molti stanno affrontando sfide ed esperienze difficili. Vorrei dedicare un pensiero a tutti coloro che sono stati colpiti, le cui vite sono state drasticamente modificate. Inoltre, vorrei inviare le mie condoglianze a tutti coloro che hanno perso un familiare, un amico o semplicemente qualcuno che era vicino al proprio cuore”.
La piacevole ora passata in compagnia del capitano della Germani parte proprio dal rapporto con la città di Brescia: “Dopo 4 anni trascorsi qui mi sento molto vicino a questa città, soprattutto ai tifosi di basket, ma non solo – spiega il giocatore di Chicago -. In 4 anni ho conosciuto tanta gente. E poi mio figlio è di Brescia, voglio stare più vicino possibile a lui. Per fortuna, lui sta bene, così come la mia famiglia: è pieno di curiosità e di gioia, anche in questo momento difficile. Nei giorni scorsi, poterlo vedere ha cambiato il mio umore in meglio. Senza di lui le mie sensazioni sarebbero diverse”.
La videochat scorre via rigorosamente in italiano: “Hai mai sentito Kobe Bryant parlare in italiano? Per lui era facilissimo ed è per lui che sto imparando di più – spiega Moss -. Da quando non c’è più, ho visto tanti video di lui che parlava in italiano o in spagnolo, perfino in sloveno! Anche per questo, mi sono detto che devo parlare di più in italiano”.
“Quando sono arrivato in Italia (era la stagione 2007-2008, ndr), ero circondato da giocatori che parlavano solo inglese. Da compagni di squadra come Brandon Brown o Shaun Stonerook ho sentito solo parlare inglese. Anche gli allenamenti si svolgono in inglese, quindi ho sempre pensato che bastasse. Quando sono tornato in Italia, però, il mio approccio per parlare italiano è diventato più serio. Ho studiato un po’ di più, ogni giorno provo a fare pratica per essere più chiaro. E poi mio figlio è italiano, anche in futuro vorrei capire sempre quello che mi dice”.
“Il basket? Mi manca davvero tanto – spiega il capitano della Germani, a Brescia dal 2016 -. Sto facendo del mio meglio per rimanere in forma e restare in buona salute. La pallacanestro è la mia passione principale. Senza il basket, però, altre mie passioni stanno crescendo, perché ho più tempo libero per poterle praticare. La fotografia, ad esempio, mi dà la possibilità di conoscere meglio come vivono le persone in questo periodo particolare”.
Anche in un periodo così particolare, è tempo di pensare agli obiettivi per il futuro: “Voglio citare quello che mi hanno detto tanti compagni di squadra, come Bootsy Thornton: ‘Se vuoi continuare a giocare ad alto livello, non ti fermare’. Finché avrò voglia di andare in palestra e allenarmi come i giovani, di fare i training camp, di dormire insieme a un compagno di squadra, allora è giusto continuare a giocare. Quando non avrò più piacere di fare queste cose, allora capirò che è il momento di smettere”.
“Avevo detto che il mio sogno era quello di smettere a 40 anni, magari potrei arrivare a 42 – afferma Moss, alzando l’asticella dei propri obiettivi -. In questo periodo senza basket mi sento comunque bene, perché ho molto tempo libero. Per tanti anni ho pensato di non poter vivere senza basket: ora mi rendo conto che ci sono tante attività che mi interessano. Vediamo che cosa riserva il futuro. Giocare fino a 40 anni per me vorrebbe dire festeggiare i 20 anni di professionismo, un traguardo a cui non pensavo di poter arrivare. Domani non so che cosa farò, oggi comunque posso dire di sentirmi benissimo”.
Il Coronavirus ha fatto rinviare l’annuncio ufficiale del rinnovo del suo contratto. Nel futuro di David Moss, comunque, ci sarà ancora Brescia: “Una delle cose che mi ha convinto a continuare qui è stata la presenza di coach Vincenzo Esposito. Mi piace il suo approccio al basket: lo scorso anno mi ha presentato una sfida, quella di crescere ulteriormente di livello. Questo mi piace e mi dà lo stimolo a giocare ancora, così come il fatto di poter disputare l’EuroCup. E poi ci sono Brescia e i suoi tifosi: ricordo il mio grande desiderio di giocare al PalaLeonessa e ora questo è diventato possibile”.
Un salto anche Oltreoceano per parlare di NBA, anche quella di un tempo passato: “Sono molto fortunato, perché quando ero piccolo ho vissuto l’epopea dei Chicago Bulls, dal 1991 in poi – spiega lo statunitense -. In quegli anni ho avuto modo di seguire l’eccellenza del basket NBA e questo è stato sicuramente uno stimolo”. C’è anche il tempo anche di stilare i due quintetti più forti all-time: “Shaquille O’Neal, Rodman, Pippen, Jordan e Magic Johnson nel primo, Olajowon, Durant, LeBron James, Harden e Curry nel secondo. Senza dimenticare Derrick Rose, che ha un grande posto nel mio cuore: sono un suo grande tifoso, è una leggenda di Chicago, la sua storia è incredibile”.
Si chiude con uno sguardo al futuro: “Quest’anno avevamo un bel gruppo, avevamo imparato a conoscerci bene e sarebbe importante poter confermare il gruppo anche la prossima stagione. So che il basket è un business, ma mi piacerebbe avere un’altra opportunità per giocare ancora insieme ai compagni che avevo quest’anno e provare a migliorare ancora. Il basket del futuro? Il mio sogno è che tutto torni nella normalità, con i tifosi a seguire le partite. Mi piacerebbe preoccuparmi solo di giocare, senza altri pensieri. Questo momento rischia di cambiare tutto, ma è molto importante rimanere positivi”.

FONTE: Ufficio Stampa Leonessa Brescia

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Martino Ruggiero Nato a Taranto, trasferito a Roma tre anni fa per inseguire il mio sogno e per studiare Giurisprudenza, 21 anni. Seguo qualsiasi sport da quando sono nato. Per la pallacanestro ho fatto il giocatore, l'allenatore e il telecronista ma i tasti più consumati del mio telecomando sono quelli che mi portano al calcio. Amante delle storie sportive, da raccontare, da leggere e da ascoltare. Appassionato di viaggi, non conosco un stato d'animo diverso dall'ottimismo.