Olimpia Milano, le parole di coach Ettore Messina

L’allenatore dell’EA7 Emporio Armani Milano, Ettore Messina, ha parlato ai media nella tradizionale conferenza stampa di inizio stagione, iniziando dagli obiettivi elevati dell’Olimpia: “Non sono io a sceglierli, è così se alleni a Milano. Vogliamo vincere lo scudetto, conquistare la terza stella, vorremmo tornare alle Final Four, ma sappiamo anche che per arrivarci devi prima qualificarti per i playoff e non è facile, perché su 18 squadre si qualificano in otto. Nella NBA, per esempio, ci sono 30 squadre e 16 posti più due coinvolte attraverso il play-in. È difficilissimo”.

Nell’imminente EuroBasket 2022, ci saranno sei Azzurri che sono parte dell’EA7 Emporio Armani: “È una soddisfazione, è un risultato per tutti noi, non solo per i ragazzi che sono stati convocati. Uno dei motivi per cui abbiamo vinto lo scudetto è che il nostro gruppo italiano ha inciso sia nei playoff che nella stagione regolare e quest’anno è un gruppo rinforzato dall’arrivo di Stefano Tonut. C’è ovviamente al tempo stesso, in un mondo in cui tutti stanno attenti all’usura dei giocatori e ogni giorno sembra farsi male qualcuno, un po’ di preoccupazione”.

A questo proposito, Messina ha riaffrontato il tema dei calendari troppo affollati: “Ho parlato un anno e mezzo fa. Se i responsabili non si siedono attorno ad un tavolo mettendo da parte le forti personalità coinvolte, guardando all’obiettivo comune piuttosto che alle vittorie personali, continueremo con un calendario diciamo così problematico. Il problema degli infortuni è un fatto pacchiano, non è più una causualità. Oggi tutti i giocatori competono sempre da stanchi. Sono stanchi per definizione. Forse solo quando riprendono in Nazionale sono un po’ meno stanchi perché vengono da un periodo di riposo. Poi tra Nazionale, finestre, EuroLeague eccetera sono sempre stanchi ed è ovvio che poi qualcuno si rompa. Sono sempre sovvraccarichi, sempre al limite”.

Poi un focus sulla nuova Olimpia: “Abbiamo aggiunto un po’ di profondità. Quando devi gestire degli infortuni, i disponibili giocano e anche gli altri sanno di poter recuperare con calma, dato che al ritorno troveranno la squadra in una buona posizione. Quando tutti stanno bene, qualcuno non giocherà e devi avere l’onestà di spiegarglielo cercando di fare chiarezza. Non sono tutti contenti dando un po’ di minuti a tutti o dicendo ‘te oggi giochi e domani no’. Poi il nostro è uno sport in cui tutti hanno bisogno di continuità. Noi siamo stati fortunati perché l’anno passato, durante i playoff, c’era gente che non giocava, ma ha accettato il proprio ruolo e ha aiutato con classe. Se avremo questa autodisciplina supereremo le difficoltà e arriveremo magari in fondo. Siamo anche un po’ più atletici rispetto al passato, con Mitrou-Long, Davies e Thomas, e siamo un po’ più realizzatori. Mitrou-Long può darci molto e Davies è un realizzatore. Potrebbe essere la miglior squadra che abbiamo costruito in queste quattro stagioni”.

Proprio dalla coppia di playmaker, Pangos e Mitrou-Long, ci si aspetta molto: “Per Kevin essere un leader è quello che ha fatto con lo Zalgiris e lo Zenit. Chacho è uno che ha sempre trasmesso gioia, che dava la sensazione di poterci far vincere ogni partita. Rodriguez giocava sempre al limite del rischio. Kevin spero possa stabilire lo stesso feeling con il pubblico, ma mi rendo conto che non sarà facile perché l’eredità è pesante. Naz le potenzialità le ha: ha atletismo, tiro, ha grande voglia, si vede da come si impegna in allenamento. Spero faccia un percorso simile a quello di Shavon e Devon. Loro due sono arrivati a giocare in squadre forti, lui potrebbe trovarne una ancora più forte. Da un lato questo significa maggiore concorrenza, dall’altro una situazione che gli dà più sicurezza. Dipenderà da come evolverà la squadra”.

Il coach e presidente delle Basketball Operations ha anche parlato della crescita della Serie A: “Sta diventando un campionato più fisico. Quando sono arrivato era una Lega ‘piccola’, le guardie giocavano ala, le ali giocavano ali forti, le ali forti giocavano centro. Oggi c’è un adeguamento fisico, da un paio di anni, che aiuta non solo noi ma chi sta giocando le coppe. Il trend è quello di non essere più sottodimensionati rispetto alle avversarie europee”.

Anche la nuova Eurolega sarà di un livello molto alto: “È un livello altissimo, non ho nemmeno un ranking personale. Non vedo chi possa stare fuori dai playoff. Ne parlavo con i miei assistenti e nessuno di noi aveva la stessa idea. Penso al Panathinaikos, che si è rinforzato tantissimo, penso alla Stella Rossa e ai giocatori aggiunti, penso al Partizan con Obradovic e giocatori come Punter, Avramovic, LeDay, oltre a ventimila spettatori. Se poi guardi alle ultime stagioni, le squadre che nei playoff hanno ribaltato il fattore campo sono state poche. Questo ti mette il dubbio che in realtà se vuoi fare i playoff devi arrivare nelle prime quattro, non otto. Forse, si abbasserà la quota playoff perché si distribuiranno le vittorie”.

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