Verona, la gioia di ritrovare la massima serie e di rinverdire i fasti di Coppa Italia e Coppa Korac

VERONA –  C’era una volta un sogno coltivato e accarezzato. Adesso quel sogno si è materializzato. Dopo circa vent’anni di assenza, la Verona della palla a spicchi riabbraccia la massima serie dopo avere regalato la terza partita di lacrime a Udine in un quasi derby. Si festeggia alla grande all’ombra dell’Arena. La città di Romeo e Giulietta, dei Capuleti e dei Montecchi, del Verona della sfera di cuoio che abita in massima serie e qui ha portato uno scudetto con Osvaldo Bagnoli in panchina si aggiunge ora una ritrovata compagine cestistica che, a sua volta, aveva già regalato pagine dorate in passato. Oggi gli eroi si chiamano, tra gli altri, Alessandro Ramagli, sublime direttore di un’orchestra che  durante la stagione ha avuto ben poche, e trascurabili stonature, ha saputo cancellare in un battibaleno i tre punti di penalizzazione da cui era partita  e ha invece riservato brani sempre in allegro con brio, Karvel Anderson, Xavier Johnson, Guido Rosselli. E chi ha qualche capello bianco non può non tracciare una linea di continuità ideale tornando indietro con la macchina del tempo ai fasti che furono. Tanto per gradire: stagione 1990-91, vittoria in Coppa Italia quando la squadra si chiamava Glaxo e sconfisse, si scusi se è poco, la Philips Milano in finale per 97-85. In panchina un nome che, nella storia del basket, scintilla in modo particolare, Alberto Bucci. In campo, tra gli altri, Tom Kempton, Roberto Dalla Vecchia, Alessandro Frosini. Stagione 1997-98, un’altra favola, stavolta su scala europea. Nella città dell’Arena arriva la Coppa Korac grazie a una Riello Mash che in finale fa piangere la non proprio abbordabile Stella Rossa Belgrado riscattando con un 73-64 in terra jogoslava la sconfitta per 68-74 nella sfida d’andata. Tecnico Andrea Mazzon e in campo , tra gli altri, Gianluca Tiso, Mario Soave, Hansa Gnad, Randolph Keys, Tommaso Farina. Poi arriva a soffiare un po’ il vento della crisi. La rinascita si chiama Scaligera basket nel 2010. E ora, di quella rinascita, il sodalizio ha colto il frutto più prelibato, la ritrovata serie A che gli compete per blasone. “Quando rincorri i sogni tuoi non senti  la pressione- ha affermato Ramagli nel commentare una serata che non gli lascerà più il cuore – senti il godimento di provare a raggiungerli e la partita di stasera è stata una testimonianza evidente di questo”.  La capacità di sognare affiancata alla volontà di dare a quel sogno ali robuste per volare. Fino al cielo della massima serie, laddove Verona , per arrivarci, ha dovuto attraversare più cieli. Sempre con l’orgoglio di rappresentare una città e una tifoseria che non l’hanno mai abbandonata. Karvel Anderson,   al termine della gara due disputata a Udine e vinta dal suo roster, aveva sfoderato anche doti di profeta sottoforma di auspicio: “serie pareggiata lavori non finiti – scriveva – ho bisogno di altre due vittorie ma, dannazione, questo è uno di quei colpi che sogni da bambino nel cortile”. Già, i sogni, a volte, ci impiegano un po’ per approdare sul pianeta della realtà. Anderson ci ha creduto e deve avere ripetuto il concetto anche alla squadra, oppure averla indotta a leggere il suo profilo social dove ha messo questo suo vaticinio nero su bianco.  E l’orgoglio della Scaligera Basket scorre anche sulla lapidaria ma incisiva sentenza di Davide Casarin che, sempre via social, alcuni giorni fa aveva espresso la sua filosofia di vita: “regola numero uno, non essere mai numero due”.  I compagni hanno annotato e attuato.  Verona è risbarcata nel pianeta più luccicante della LBA. E, memore della sua robusta storia, vuole tornare a scrivere ora pagine di gloria. Potere di una città che sa vivere lo sport come una continua festa e con una laboriosità tutta veneta capace non solo di disegnare sogni, ma anche di dare a essi gambe per camminare.  E vale allora ricordare chi sono stati gli eroi che hanno permesso a Verona di salire sul treno con destinazione stazione LBA: Leonardo Beghini, Emmanuel Adobah, Lorenzo Caroti, Davide Casarin, Xavier Johnson, Francesco Candussi, Nikola Nonkovic, Guido Rosselli, Giovanni Pini, Karvel Anderson, Lorenzo Penna, Liam Udom, Sasha Grant, Marco Spanghero, coach Alessandro Ramagli, assistenti Andrea Bonacina e Stefano Gallea.

 

 

IL CAMMINO DI VERONA VERSO LA GLORIA

 

 

STAGIONE REGOLARE (GIRONE ROSSO)

 

ANDATA

 

 

Latina- Verona 61-60

Verona- Chieti 87-73

Cento- Verona 82-80

Verona- Forlì 79-60

Ravenna- Verona 57-70

Verona- Nardò 85-70

Verona- Eurobasket Roma 78-72

Chiusi- Verona 69-78

Verona- Stella Azzurra Roma 78-64

Scafati- Verona 77-57

Verona- San Severo 63-96

Fabriano – Verona 56-70

Verona- Ferrara 78-73

 

RITORNO

 

Verona – Latina 82-80

Chieti- Verona 72-82

Verona- Cento 73-49

Forlì- Verona 65-73

Verona- Ravenna  81-78

Nardò- Verona 68-81

Eurobasket Roma-Verona 57-63

Verona- Chiusi 85-77

Stella Azzurra Roma- Verona 65-68

Verona- Scafati 75-70

San Severo- Verona 88-77

Verona- Fabriano 74-43

Ferrara- Verona 77-80

 

 

FASE A OROLOGIO

 

Verona- Treviglio 77-70

Orzinuovi- Verona 67-93

Verona- Pistoia 74-46

Udine- Verona 73-68

 

PLAYOFF

 

QUARTI DI FINALE

 

Verona -Mantova 3-2

68-64,68-65, 59-66,59-60, 77-61

 

 

SEMIFINALE

VERONA- PISTOIA 3-2

65-63, 84-76, 77-86.61-69, 79-53

 

 

FINALE

 

UDINE- VERONA 1-3

 

67-64,64-67, 56-66, 57-83.

 

 

 

Cristiano Comelli                            

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About The Author

Cristiano Comelli Sono nato a Milano il 12 gennaio 1970 e mi occupo di giornalismo da circa vent'anni sia di cronaca sia di sport. Ho cominciato con il quotidiano locale "La Prealpina" scrivendo di calcio e ciclismo, poi, sempre per il calcio, ho avviato una collaborazione con il quotidiano "Il Giorno" che dura tuttora. MIisono poi avvicinato al mondo del basket attraverso le collaborazioni con alcune testate on line ed eccomi qua, pronto a vivere la magia del basket insieme con gli amici di Tuttobasket.