Basketball Lamezia, parla coach Barilla: "Nei giovani bisogna crederci, veramente"

Il suo Lamezia, lo scorso anno, ha vinto e convinto, tanto da meritarsi l’etichetta di “squadra rivelazione” del girone B di C Gold–Campania. Un ottimo campionato con incastonata una gemma: un filotto di ben 7 vittorie consecutive che ha acceso i riflettori del mondo della palla a spicchi su un gruppo incredibile e, soprattutto, sul suo direttore d’orchestra: Francesco Barilla, 38 anni, originario di Reggio Calabria, tra i tecnici emergenti del panorama cestistico regionale. Barilla predica umilità, ma non nasconde un pizzico di soddisfazione per la scorsa annata: “S’era creata una bella chimica. Un mix di esperienza e giovani che ogni allenatore vorrebbe e che ci ha proiettato in alto facendoci levare tante belle soddisfazioni. Un risultato ottenuto anche grazie al lavoro: ogni giorno doppio allenamento per farci trovare pronti alla ripresa. Poi, dopo l’exploit, c’è stato il calo, fisiologico: tenere quei ritmi sarebbe stato impossibile. Del resto non avevamo velleità di vincere il campionato: l’obiettivo era ed è sempre lo stesso: riavvicinare al basket la piazza di Lamezia Terme, puntellare organizzativamente la società del presidente Serrao ed allargare la base dei praticanti anche in un’ottica di apertura e collaborazione con le altre società.”
Oltre la prima squadra, infatti, sei responsabile del settore giovanile: l’utilizzo convinto degli under è stata una costante.
“Ritengo che non abbia senso portare un giovane in prima squadra per farlo giocare negli ultimi trenta secondi quando vinci di venti punti. Un ragazzo deve sentirsi appieno parte del gruppo: solo così può dare il suo contributo. Però nei giovani bisogna crederci, veramente. Conti, Miscimarra ed i due Giampà, giusto per citare qualche nome, sono stati inseriti in questa ottica, stanno crescendo gradualmente, e rappresentano il presente e, soprattutto, il futuro del Lamezia.”
Bene i giovani, però quando si pensa al Lamezia non si prescinde da un “vecchietto” che si chiama Rodrigo Monier?
“Certamente, Monier è la nostra anima, un fuoricategoria ed ormai un lametino d’adozione che speriamo anche il prossimo anno possa darci una mano. Siamo ottimisti, ma ancora non c’è l’ufficialità.”
L’argomento più attuale in Calabria è questa scissione delle società di C Gold: Rende e Lamezia continueranno a  giocare nel girone campano, Vis Reggio Calabria, Catanzaro e forse, se verrà ammessa, la Dierre di Reggio Calabria, in quello siciliano che qualcuno considera più abbordabile. Che idea ti sei fatto?
“La divisione era nell’aria ed è inevitabile anche per ragioni logistiche. Non sono tanto d’accordo che il girone siciliano sia più semplice: in Sicilia ci sono alcune realtà con budget importanti e tradizioni di tutto rispetto, quindi aspetterei un po’ prima di emettere facili giudizi. Di certo il nostro girone sarà difficilissimo: un campionato a 15 squadre con alcune formazioni fortissime che possono vantare organici da serie B. Lo spettacolo non mancherà, questo è certo.”
Dove ritieni debba rinforzarsi di più il Lamezia per competere ad alto livello?
“Premesso che puntiamo ad una tranquilla salvezza togliendoci, come lo scorso anno, qualche soddisfazione, molto dipenderà dal mix che riusciremo a creare. Non ci sono ruoli che privilegeremo rispetto ad altri. Io dico spesso: con quello che abbiamo, facciamo il meglio che possiamo. Opereremo sicuramente senza snaturare un gruppo che mi auguro ritrovi, come lo scorso anno, quell’equilibrio tra atleti più esperti e cestiti più giovani che è stato il nostro valore aggiunto. L’importante è crescere complessivamente e mettere un tassello in più al ‘progetto-Lamezia’ che ho sposato con grande convinzione.”
Francesco Montemurro
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