In una lunga intervista concessa a Silvano Focarelli e Federico Bettuzzi, il coach della Nutribullet Treviso Marcelo Nicola ha parlato del legame che ha con la città: “Treviso è una città chiaramente a misura d’uomo, si vive bene, e comoda, si passeggia tranquillamente e girarci fa solo piacere; ho tanti amici qui anche se ammetto che non ho nessun posto del cuore particolare, diciamo che lo è casa mia. Poi Barcellona è la città che preferisco, magari più una volta, adesso è un po’ diversa, s’è fatta sicuramente più caotica di prima”.

Nicola ha parlato poi delle sue origini italiane: “La famiglia di mio padre, Domingo, scomparso nel 1998 poco prima che io venissi a Treviso e giocatore in Argentina nelle serie minori, aveva origini piemontesi: ricordo che a casa dei miei nonni si parlava anche quel dialetto, ma io non mi ricordo niente. Come del resto non ho imparato nemmeno il dialetto trevigiano. Mia madre Hilda invece ha 75 anni e i suoi avi sono di Palmanova, in Friuli. E anche mio fratello ha giocato a pallacanestro, ce l’abbiamo nel sangue”.

L’amore verso la pallacanestro è nato quando aveva solo 5 anni: “Ho iniziato a giocare a 5 anni in Argentina. Mio padre Domingo era stato un giocatore, non ho molti ricordi di averlo visto in campo ma conosco la sua storia. In Argentina lo sport è strutturato in maniera diversa dall’Italia, esistono questi grandi club, una via di mezzo tra le polisportive e i dopolavoro, in cui è possibile praticare tante discipline. Avevo provato anche il calcio, tutti i bambini argentini giocano con un pallone per strada, ma la pallacanestro è stata subito il mio mondo. Anche perché a dodici anni registrai una crescita fisica impressionante, dodici centimetri di altezza in più in poco tempo”.

Dopo una lunga carriera in giro per l’Europa, c’è stato poi il passaggio al coaching: “Avevo seguito dei corsi da allenatore negli anni prima del ritiro, anche se mentre giocavo non pensavo a cosa avrei fatto di preciso dopo. Sapevo solo che volevo restare in questo mondo : potevo fare il dirigente, il procuratore, lo scout. Ho scelto di fare l’allenatore e ho avuto la fortuna di poter iniziare quasi subito e di avere delle persone preziose che hanno creduto in me. In Ghirada mi offrirono la prima opportunità con le giovanili, poi da assistente in prima squadra”.

Infine un parere sulla Nutribullet Treviso che vedremo in campo in questa stagione: “Abbiamo costruito una squadra che rispecchia le mie idee di pallacanestro, rispettando un budget preciso. Alcuni elementi sono stati confermati, in altri casi abbiamo cercato il meglio disponibile in rapporto alle disponibilità finanziarie. Non ho nulla da rimpiangere, penso che si sia rispettato ogni obiettivo. Ora tocca a noi, allo staff tecnico, lavorare perché il gruppo funzioni”.

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