Bologna Basket 2016, Rota: "Siamo una squadra in crescita, con un'organizzazione solida alle spalle"

 Il Bologna Basket 2016 è una realtà consolidata del panorama cestistico emiliano-romagnolo e di una città che vive di basket come il capoluogo felsineo. Al momento dell’interruzione dei campionati, il BB16 occupava la 3° posizione con 28 punti, a -4 dalla Pall. Fiorenzuola (32) e a -2 dal Basket 2000 Reggio Emilia (30). Come redazione di Tuttobasket.net abbiamo avuto il piacere di intervistare l’head coach della compagine bolognese, vale a dire Flavio Rota.

 

Allora coach, come sta passando questo lungo periodo di quarantena? E come si è organizzato con il resto dello staff e con la squadra?

Io, personalmente, mi sto dedicando allo studio ed alla formazione. Seguo svariati clinic e leggo libri, su argomenti sempre sportivi ma non solo, spaziando anche sul lato psicologico, con l’obiettivo di ampliare le mie conoscenze. Ovviamente guardo molte partite, come da mio passatempo preferito, forse qualcuna in più rispetto al normale. Con lo staff tecnico, sinceramente non c’è granché da fare se non studiare. Con il preparatore atletico, invece, abbiamo dato schede personalizzate ai giocatori provando a seguirli sul lato fisico, anche perché dal punto di vista della tecnica e del pallone si può fare davvero poco.

Con la società, tramite il presidente ed il direttore sportivo, stiamo organizzando delle lezioni di una settimana dandoci dei libri da leggere, ad esempio riguardo il miglioramento personale, anche come gruppo. L’ultima lezione era sull’occupazione del tempo e sulla sua gestione. Quindi un percorso formativo per giocatori e staff organizzato dalla società, il quale prevede anche la possibilità di avere ospiti che testimonino le loro esperienze tramite la piattaforma Zoom. Più in generale provo a stare il più vicino possibile ai ragazzi, sentendoli spesso e confrontandomi con loro“.

 

È passato ormai un mese e mezzo da quando la Fip ha annullato la stagione dei comitati regionali, prendendo poi in seguito la stessa decisione anche per Serie B, Serie A2 e Serie A. Quale opinione si è fatto in proposito?

Una scelta assolutamente giusta. Dispiace ovviamente dal punto di vista sportivo, poiché tutti vogliamo scendere in campo e continuare a giocare; per il resto credo fosse l’unica cosa da fare per evitare che la curva dei contagi s’innalzasse a livelli estremi. Dobbiamo attenerci alle regole e lavorare bene sulla ripartenza“.

 

Ecco, come e quando ripartire è un argomento d’attualità molto sentito. A livello di movimento italiano considerato nella sua interezza, come valuta la situazione?

Diventerà fondamentale, a mio parere, l’aspetto precauzionale. Mi riferisco all’attenersi in maniera ferrea a tutte le regole d ai comportamenti che ci verranno indicati, le opere di sanificazione e quant’altro. Da un lato, anche il solo riprendere a livello individuale, con un paio di giocatori, sarebbe già oro colato; dal mio punto di vista di allenatore, il lavoro sui fondamentali, soprattutto parlando di settori giovanili, è il fulcro della crescita dei ragazzi. Dall’altro bisogna capire quali saranno le indicazioni, poiché stanno venendo fuori alcune proposte ‘strane’, degli ossimori praticamente, come il fare le partite venendo da allenamenti nei quali non sarebbero consentiti contatti.

Ci si potrebbe anche provare, per carità; ma credo sia estremamente difficile sostituire con la teoria quello che si andava a fare in allenamento, per poi scendere in campo in partita. Detto ciò, ripeto, già il poter andare in palestra, all’inizio, e poter far qualcosa sarà molto importante. Sono convinto infatti che, al di là degli aspetti fisici e tecnici, ci sarà tanto lavoro da fare dal punto di vista psicologico, sui giocatori e non solo. Bisogna calcolare l’esser stati a lungo lontano dal parquet, magari non ci sarà più la stessa abitudine al sacrificio, l’aspetto comunicativo andrà ricostruito, visto che ora si parla solo tramite telefonino o pc.

Chiaro poi che, primariamente, bisognerà capire come si evolverà la situazione generale. Da quel che ho capito, è in progetto l’idea di far partire prima i campionati nazionali; una mossa a mio parere intelligente, una sorta di test per capire se si riesce a tenere sotto controllo i contagi, in modo tale da poter far ripartire poi tutto il resto del movimento. Insomma, un passo alla volta ma con grande ottimismo. Bisogna stare sul pezzo ed avere pazienza, senza rovinare tutto con eccessiva fretta. Dobbiamo calcolare anche il rischio infortuni a livello senior; non parliamo di ragazzini di 14 anni che in due settimane, dopo un mese e mezzo di stop, non dicono tornano come nuovi ma quasi.

Per quel che ci riguarda, noi andremo avanti con il percorso formativo di cui sopra e, non appena la situazione diventerà più chiara e ci sarà la possibilità di far qualcosa, sicuramente ci metteremo in moto, poiché tutti abbiamo una grandissima voglia di ripartire o anche semplicemente di vederci sul campo. Campionato o non campionato, professionisti o semi professionisti, il basket rappresenta la nostra vita, ben più di un hobby. Anche il solo stare in mezzo al campo con la palla in mano rappresenterà una grande emozione“.

 

La Bundesliga ripartirà a breve, la Formula 1 quasi sicuramente ad inizio luglio. Entrambe sulla base di rigidi protocolli che prevedono la minimizzazione del rischio, la prevenzione con tamponi a cadenza serrata e il proseguire lo stesso anche con il venir fuori di nuove positività, isolando prontamente i soggetti coinvolti. Secondo voi modelli del genere sarebbero applicabili in Italia, e non solo nel calcio?

Sinceramente non credo, non penso sia possibile. Nel calcio, ad esempio, parliamo di rose di 20 e passa giocatori e, pur se dovessi averne 3 o 4 positivi, potrei cavarmela comunque. Nel basket, invece, abbiamo roster di 12 giocatori, casomai con uno o due under, e in questo caso 3 o 4 positività sarebbero molto più complicate da gestire. Senza contare poi la questione degli stranieri, tornati nei paesi d’origine e che potrebbero anche non fare più ritorno. Discorso molto diverso, ovviamente, per gli sport individuali. In generale, comunque, non vedo la necessità di tutta questa fretta, essendo la salute la cosa assolutamente più importante di tutte.

Ragionando sotto un altro angolo di visuale, se effettivamente verranno elaborati dei protocolli efficaci, che garantiscano un alto tasso di sicurezza, allora sarà bene provarci; prima o poi bisognerà farlo, altrimenti non si avranno mai risposte. Io ho la convinzione che tutti i tentativi che vadano a buon fine da altre parti vadano presi come esempi; se un particolare metodo o protocollo funziona, perché non provare ad adottarlo anche da noi? Detto che bisogna porre la massima attenzione e, sinceramente, non vorrei essere nei panni di coloro i quali dovranno decidere.

Ripeto, in Italia la vedo dura ma, come all’estero, anche da noi potrebbe esserci una ripartenza ‘differenziata’ da regione a regione, in base alla situazione della pandemia. Perché un ragazzo della Basilicata che vorrebbe fare due tiri al campetto dovrebbe sottostare alle stesse limitazioni di un ragazzo lombardo, giusto per dirne una?“.

 

Coach Flavio Rota a colloquio con i suoi ragazzi durante un timeout (foto per concessione di: Luca Regazzi, Responsabile Comunicazione BB16)

 

Passiamo alla vostra squadra, confermatasi ai vertici della C Gold Emilia Romagna con un 3° posto in classifica al momento dell’interruzione, a -4 dalla capolista Fiorenzuola. Che campionato è stato per il Bologna Basket?

Sicuramente in crescita, pollice in sù. Io sono subentrato al precedente capo allenatore a dicembre, e devo dire che la squadra ha risposto benissimo. Anziché trovare alibi, i ragazzi hanno fatto gruppo e sono andati avanti. Abbiamo vissuto un’annata con tanti infortuni, aspetto mitigato dalla lunghezza del nostro roster, tra i più profondi del campionato. I giovani a mia disposizione hanno dato il loro contributo, dimostrando di saper tenere il campo e rendendosi utili anche in allenamento; aspetto fondamentale dato che, come dico sempre, la partita è lo specchio della settimana. 

La squadra era assolutamente in palla e c’erano tutte le possibilità per fare bene. Eravamo costruiti per puntare alla Serie B e sono convinto che avevamo tutto l’occorrente per centrare l’obiettivo. Vero che ai Playoff, con tre partite molto ravvicinate, le cose possono anche cambiare; ma il mio pensiero è che la lunghezza della nostra squadra avrebbe potuto portarci benefici, casomai a discapito di altre meno strutturate. Sotto questo aspetto siamo molto dispiaciuti per l’interruzione definitiva del campionato anche se, come ho detto in precedenza, non poteva essere fatto altrimenti“.

 

Come vede il futuro del Bologna Basket 2016?

Noi abbiamo la fortuna di avere alle spalle una società molto ben strutturata, con un grande presidente, membri dello staff che sanno far molto bene il loro lavoro, un direttore sportivo di grande livello… Quest’anno abbiamo preso un direttore tecnico con esperienze in A2 del calibro di Alessandro Pasi. Quindi un’organizzazione che sta venendo su molto bene. Inoltre, noi abbiamo fatto la richiesta per partecipare alla prossima Serie B e siamo ovviamente in attesa della risposta della Federazione.

Da allenatore, la cosa bella è che, nonostante un momento così difficile, ci sia una società come la nostra già al lavoro per compiere un passo in avanti, mentre casomai molte altre realtà saranno costrette a farne uno indietro. Questa è la fortuna di avere una società solida, che ti permette anche di pensare in grande. Una società che pensa a fare qualcosa in più piuttosto che qualcosa in meno lo considero un grande segnale per tutti.

Il 15 giugno verremo a conoscenza del campionato al quale prenderemo parte e, una volta chiarita la situazione, cominceremo a lavorare per costruire la struttura della squadra. Detto ciò, noi siamo positivi e l’idea di fare un passo avanti rimane. E questo mi rende davvero felice“.

 

Concludiamo con un pensiero su The Last Dance, la docu-serie incentrata sulla stagione 1997-98 dei Chicago Bulls, l’ultima di Michael Jordan in riva al Lago Michigan.

Michael Jordan era la punta di diamante, ma la cosa migliore del documentario è che ti fa capire tutto quello che c’era dietro, l’approccio di ognuno per raggiungere i risultati. Come dice sempre Michael ‘senza Pippen non sarebbe stata la stessa cosa’. D’altra parte, evidenzia anche tutto il lavoro di Jordan con i compagni; tutto quel ‘dietro le quinte’ che una volta, diversamente dal momento attuale, faticava tanto a venir fuori, a trapelare. Il focus sui vari protagonisti di quell’annata penso sia il lato migliore di The Last Dance, pensando ad esempio alle puntate su Pippen e Rodman o Phil Jackson.

Ok la grandezza di Michael, che era un alieno, ma probabilmente senza compagni così, un allenatore del genere e un’organizzazione strutturata alle spalle, le cose non sarebbero andate allo stesso modo. La grande forza di quei Bulls, a mio parere, è stata il volersi sempre migliorare, il trarre giovamento dall’essere continuamente la squadra da battere. Ad un certo punto, quando arrivi al top, se ti siedi sugli allori prima o poi gli altri arrivano; il primo nemico da sconfiggere è se stessi“.

 

 

Ringraziamo per la grande disponibilità sia Flavio Rota che la società Bologna Basket 2016.

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About The Author

Gianluca Zippo Nato a Formia il 13/01/1988. Laureato in Giurisprudenza presso la Federico II di Napoli, già collaboratore e redattore per Teladoiolamerica.net e Road2sport.com, il calcio, l’NBA e la F1 sono la mia malattia, ma il mondo dello sport mi affascina a 360°.